Parità genitoriale, una questione di cultura ma anche di mentalità

parità genitoriale
Nel mondo le famiglie monoparentali sono sempre di più, ma essere genitori è un lavoro nel quale è fondamentale la collaborazione.

Io sono separata da più di due lustri, ormai, e in tutto questo tempo ho avuto modo di conoscere molti genitori che vivono la mia stessa situazione familiare. Associazioni, gruppi social, forum, c’è un mondo intero di famiglie a metà che affrontano ogni giorno più o meno le stesse problematiche.

Sono tanti gli argomenti che leggo e ascolto, oggi però voglio soffermarmi su un uno in particolare. Molto spesso mi è capitato d’imbattermi in padri che lamentano di passare poco tempo con i figli, soprattutto se ancora abbastanza piccoli. Dando per scontato che il padre voglia occuparsi a tutto tondo dei figli e che la madre gli permetta di farlo, direi che la soluzione gira intorno a una questione sola: la parità genitoriale.

Un tempo ci si aspettava che a occuparsi maggiormente della prole fosse la madre. Un po’ perché la donna è sempre stata più benvista nei “mestieri” di accudimento, ma soprattutto perché il fare figli e prendersi cura della casa e della famiglia era la massima aspirazione a cui, per secoli, poteva protendere. Le cose, però, sono un po’ cambiate, soprattutto da circa cinquant’anni a questa parte.

Le donne hanno chiesto e ottenuto – direi conquistato – più indipendenza e una parte saggia di uomini ha cominciato a essere più partecipe alla vita di casa, compresa la crescita della prole. Ma è in tempi molto più recenti, in cui separazioni e divorzi sono stati sdoganati, che questa differenza genitoriale è diventata più evidente. Complice la certezza che prevede che i figli restino collocati con la madre (salvo casi eccezionali), per il padre ottenere una cogenitorialità paritaria in termini di tempo è davvero difficile.

A mio parere questa difficoltà si verifica per due importanti condizioni. La prima è che, molto spesso, le donne rinunciano a un lavoro full-time per crescere i figli. Da qui è molto facile comprendere quale genitore, al momento della separazione, abbia più opportunità per occuparsi delle tante necessità dei figli, soprattutto se sono più di unə. Una donna economicamente non indipendente sarà sempre avvantaggiata in questo senso – e solo in questo – rispetto a un uomo che oltretutto, probabilmente, dovrà lavorare anche più di prima per contribuire economicamente al mantenimento.

Un consiglio per le donne: non rinunciate al lavoro a tempo pieno se non davvero costrette dalle circostanze. E, uomini, non pretendete che la madre dei vostri figli si sacrifichi in termini lavorativi perché così si è sempre fatto. In primo luogo perché le carriere di entrambi hanno pari valore, e poi perché, così facendo, danneggereste voi stessi da molti punti di vista.

Ma spesso anche le donne si fanno del male da sole, come sarà evidente appena nominerò la seconda condizione che non permette la parità genitoriale, ovvero l’esclusività dell’accudimento. È vero che noi donne siamo più portate alla cura, all’attenzione, alla maternità, ma penso sia ora di capire che la paternità ha le stesse identiche bellissime capacità. A parte la gestazione, l’espulsione dall’utero e la produzione di latte dai seni, non c’è assolutamente altro che renda diverse le due genitorialità.

Le donne possono avere un certo sesto senso, forse, una connessione in più con il neonato, ma è stato allenato da millenni di storia. Gli uomini possono ugualmente prendersi cura dei proprio figli e figlie, ma è fondamentale concederglielo. È necessario fare il passo indietro, permettere, far fare. C’è tutto un mondo di uomini amorevoli e benintenzionati, con una mentalità nuova e moderna. Di padri che vogliono davvero fare i padri in modo complice e complementare, e allora perché alcune donne non glielo lasciano fare? Al di là del legame uterino, i bambini e le bambine vengono al mondo con due adulti che possono ugualmente crescerli sani e felici. Non è una cosa splendida?

Quindi, madri, permettete ai padri di fare i padri. Non pensate di dover per forza essere voi quelle che devono pensare a tutto, correre fino allo sfinimento, barcamenarsi tra pannolini, pappa, bagnetto, messa a letto, scuola, sport, feste, compere ecc. Questa mentalità è vecchia e controproducente per tutti. Pretendete che i padri si occupino, facciano, sbrighino, rinuncino, si affatichino. Date spazio a chi lo chiede a gran voce, non pensate di essere l’unica risposta alla crescita dei figli, perché non è così. È come darsi la zappa sui piedi.

Ci vuole pazienza e accondiscendenza, perché è certo che le cose, gli uomini, non le fanno come le donne, ma questo non vuol dire farle male. Credo che questa sia l’unica strada perché si possa raggiungere davvero la parità genitoriale, specialmente nel caso di famiglie divise. E parlo con cognizione di causa, da dentro, da madre che condivide al cinquanta per cento gli oneri e gli onori di essere genitore (anzi, forse in alcune circostanze sono più manchevole io…).

Se c’è una cosa che mi auguro costantemente è che le famiglie non si dividano, avendo vissuto l’esperienza. Ma nel caso dovesse succedere, la mia grande speranza è che gli ex vadano oltre ai loro privatissimi conflitti e si comportino da bravi genitori. Questo vuol dire mettere da parte rabbia, rancori e piccole vendette. Non mettere i mezzo i figli e, invece, crescerli insieme e a metà, di modo, di tempo, di spazio. Loro non hanno scelto la separazione, la subiscono senza diritto di replica, sempre. Quindi quando pensate che la coppia sia finita, pensate però anche che la strada genitoriale è solo all’inizio. Come genitori, si nasce quando nascono i nostri figli e le nostre figlie ed è fondamentale dividerne la meraviglia. Questa è l’unica maniera in cui l’amore per chi abbiamo messo al mondo si può moltiplicare, perché in fondo non c’importa che di loro e della loro felicità, o sbaglio?

Serena Pisaneschi

Foto in altro: di Juan Pablo Serrano Arenas su Pexels

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