Pillole di Femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #34

«Da fuori, mi arrivava il vociare degli altri, già sparsi sul sagrato» da Il catino di zinco (Marsilio), Margaret Mazzantini.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.

Tardavo ad uscire dalla cappella. Stavo appoggiata allo stipite della porta semichiusa. Tra i battenti non rimaneva che un agio breve. Da fuori, mi arrivava il vociare degli altri, già sparsi sul sagrato: consanguinei che non si vedono da tempo e rumoreggiano intorno alla sorpresa di ritrovarsi somiglianti. Era un mattino diafano d’inverno, fiacco di nubi. Eppure dalla feritoia sottile alle mie spalle la luce penetrava come una serpe a forare l’ombra, e smascherava la pochezza di quel luogo intento. L’umido trasudava in terra dall’ammattonato lungo le mura, cosparse di spacchi. Solo in alto la luce perdeva la crudeltà di un fendente e si acquattava nella piccola volta a botte del soffitto.

Lei stava lì, stesa sotto la volta, tra tanfo di ceri gigli e muffito. Le gambe leggermente divaricate – talmente storte che non fu possibile unirgliele, nemmeno di poco, per decenza – nel mezzo l’abito faceva una pozza, mancando il dosso della sua intimità. Un abito nero, frusto, che la prosciugava ancor di più. Non ce n’erano altri tra le naftaline del suo armadio quattro stagioni. Non ne aveva, lei, di abiti neri. Supina, rivolta al niente, la compostezza delle mani, aggranchite sul ventre insieme a un rosario, non bastava a difenderla.

E dire che m’ero sempre immaginata la solennità di un grande catafalco, il trasumanarsi della vecchiaia. Invece, sulla biglia celestina degli occhi, la tunica scura delle palpebre calata in eterno, donava al viso la nudità di una maschera. Non aveva nemmeno la parrucca («cappello» avrebbe detto lei): Il capo era stato strofinato con la sua colonia dolciastra. Sotto la nuca, erano nascosti i pochi lunghissimi capellacchi, infissi con un paio di forcine di finto osso in quello che lei chiamava ciuffo. Il taglio amato della bocca serrato per sempre. Era morta, morta stecchita, piatta ferma ghiaccia.

La pillola di oggi è l’incipit de Il catino di zinco, di Margaret Mazzantini (1994) Marsilio.

Foto in alto: di Kellepics e Cottonbro Studio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo

1 commento su “Pillole di Femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #34”

  1. Giovanna Righetti

    Drammatico e crudo il contenuto.
    La miriade di dettagli che compongono la scena, nelle strofe libere del testo, diventano poesia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
6 × 25 =