La poesia nel dì di domenica: “A Melissa, mia figlia” di Gioconda Belli

Gioconda Belli
Un tema centrale per l’autrice che oltre all’attivismo politico e femminista, la guerriglia  e l’esilio è madre di quattro figliə.

La scorsa domenica ho proposto la poesia che apre L’occhio della donna di Gioconda Belli. Anche i versi che chiudono la raccolta sono molto belli, ma non li leggerò. Non mi pento di niente, questo il titolo, è molto lunga e va assaporata con calma, come si può capire dalle prime righe che mi piace riportare qui:

Dalla donna che sono
mi succede a volte di osservare
nelle altre le donne che potevo essere;
donne garbate
esempio di virtù
laboriose brave mogli,
come mia madre avrebbe voluto.
Non so perché
tutta la vita ho trascorso a ribellarmi
a loro…

Debora e io abbiamo scelto di dare voce alla poesia che la scrittrice ha dedicato alla figlia Melissa. Nella raccolta L’occhio della donna non è l’unica che parla di maternità, ma confesso che è quella a cui sono particolarmente legata, forse per il fatto di essere madre di una figlia femmina: Gioconda Belli ha trovato le parole che descrivono emozioni e sensazioni che io stessa ho vissuto e che negli anni, per lavoro, ho ritrovato e condiviso con altre madri.

In questa poesia, come in molte altre dell’autrice, le parole si fanno immagine, si fanno odore, si fanno tocco. Si ritrova il filo conduttore dei suoi scritti che unisce la terra e le donne, un legame indissolubile e potente. Ed è una vera e assoluta dichiarazione d’amore.
Per La poesia nel dì di domenica, abbiamo scelto i versi che potete ascoltare grazie all’elaborazione video di Debora Menichetti.

Serena Betti

Foto in alto: Gioconda Belli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

A Melissa, mia figlia

Ti amo con i capelli
gli occhi, le braccia e le gambe.

Tutto quel che io sono
ti ama e ti conosce.

Il mio amore è un’anfora
che, colma d’acqua, non si rovescia mai.

Il mio amore mi rende universale e planetaria,
mi accomuna agli animali e alle piante,
mi rende enorme, incontenibile, immensa,
canta nel mio corpo,
trabocca di tenerezza,
ti fa nascere un’altra volta
con un parto senza fine,
quando dormi
contenta e stretta
a me.

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