I Love America, rinascita e perdono vanno di pari passo

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«Quando ti guardi allo specchio vedi solo te stesso, ma se guardi bene in una strobosfera puoi vedere migliaia di versioni di te stesso.»

Qualche settimana fa è uscito sulla piattaforma Amazon Prime Video il film I Love America. Una splendida Sophie Marceau è Lisa, cinquantenne che decide di dare una svolta alla propria vita andando a vivere a Los Angeles, per lei da sempre un mito. Regista cinematografica si sposta oltre oceano da Parigi, le figlie ormai grandi e il sogno hollywoodiano a portata di mano. Ma il viaggio che intraprende Lisa non è solo geografico o professionale, è soprattutto un viaggio intimo che la porta a fare i conti con se stessa e una madre difficile, che ha sempre pensato più alla sua carriera che a sua figlia.

È bello assistere alla determinazione di una donna che vuole rimettersi in gioco sotto ogni aspetto, sia professionalmente che sentimentalmente. È bello vedere come una cittadina della vecchia Europa approdi in una realtà fatta d’immediatezza e semplicità, quella di L.A. appunto, e ne impari ben presto a godere le occasioni che offre. Molto delicato è l’andirivieni narrativo tra presente e passato, che porta una protagonista entusiasta del suo nuovo inizio ad ammantarsi di tanto in tanto di malinconia. Lisa è lucente, ha sorrisi abbaglianti, aperti, propositivi anche se a volte confusi, ma vive dentro di sé un conflitto importante. La vediamo bambina, ragazza e giovane donna ella prese con una figura materna assente e impegnativa, e questo la condiziona tantissimo. «Quando ti guardi allo specchio vedi solo te stesso, ma se guardi bene in una strobosfera puoi vedere migliaia di versioni di te stesso. La mia comprensione della fisica quantistica è nata dalla discomusic» dice Lisa, perché è stata ed è tante donne in contemporanea. Far collimare tutte le costa fatica e impegno, ma sa che fa parte del gioco della vita, una vita che sta per rifiorire.

La regista e sceneggiatrice di I Love America è un’altra donna oltre il consueto, ovvero Lisa Azuelos. Questa sua storia, che ha scritto e diretto, è fortemente autobiografica. Figlia di Marie Laforet e Judas Azuelos, all’inizio del film li ringrazia entrambi insieme e alla fine, nei titoli di coda, veniamo avvolti dalla canzone La tendresse, che Laforet canta con una dolcezza e una tenerezza, appunto, che in un certo senso pervade tutto il film. Una bellissima frase, infine, racchiude l’intera esistenza di Lisa (sia il personaggio che la donna vera), il succo del viaggio compiuto, il dono finale dopo tante peripezie emotive: «C’è una cosa che ho capito: il perdono non guarisce il passato, lo trasforma.»

Serena Pisaneschi

Foto in alto: la locandina del film

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