Le chat, post numero 389. Mini racconto per sorridere di  Paola Gradi

gatto e coda
Da Tunes, un piccolo divertimento, per chi ama il gatto ma anche la coda. Che sia sua solo perché è attaccata al suo corpo, non è detto.

Non c’è il gatto con la sua coda. Ci sono il gatto E la coda. Che sia sua solo perché è attaccata al suo corpo, non è detto. La coda vive di vita propria e di propri pensieri e questi non sempre coincidono con i pensieri del gatto che porta a spasso quella coda che gli è toccata in sorte.

Se si osserva un gatto, lo si capisce subito che la coda attaccata a lui è un’entità a sé. Perché mai ci litigherebbe sennò, perché mai girerebbe in un cerchio sempre più stretto cercando di acciuffarla quando basterebbe che rimanesse fermo e la spostasse a suo piacimento?

È la coda a decidere quando lasciarsi prendere. È la coda che si stende lungo il corpo di un gatto acciambellato per godere di quel contatto, è sempre la coda che, nella sua magnanimità, si allunga fino a coprire gli occhi del micio addormentato, o si insinua sotto il suo muso per farsi riscaldare dal suo fiato.

Ridiamo guardando un gatto che rincorre la sua coda, prendendolo per sciocco, ma il gatto sa questa cosa che noi, umani che ignoriamo, non sappiamo. La coda è un essere vivente a se stante, che decide in modo autonomo cosa fare. E che il gatto scodinzoli quando c’è qualcosa che non gli va è semplicemente la coda che ci intima di lasciare stare il gatto che la porta in giro, non il viceversa.

Paola Gradi

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