Indira Acosta, dal Venezuela all’Italia reinventandosi grazie ai social

Indira Acosta
Il sogno di creare un domani più inclusivo anche nel mondo della moda, sottolineando l’importanza della solidarietà tra donne.

Indira Acosta è arrivata in Italia da alcuni anni e ha saputo reinventarsi completamente. Con vero spirito imprenditoriale ha colto le occasioni che le sono capitate, inventandosi una carriera e sfilando sulle passerelle d’alta moda: le ultime in ordine cronologico sono state la sfilata di Gai Mattiolo e la Sanremo Fashion Week. Ma non di sola passerella è fatta la sua quotidianità; Acosta si sta infatti impegnando anche a organizzare eventi inclusivi e paritari.

In Venezuela non lavorava nel campo della moda, giusto?

«Esatto. Io sono laureata in giurisprudenza e ho lavorato per circa due anni in questo campo. Poi nel 2015 ho conosciuto mio marito e l’ho seguito in Italia.»

E qui in Italia ha intrapreso tutt’altra carriera. Come ha iniziato a lavorare nel mondo della moda?

«È successo tutto per caso, grazie ai social. Avevo postato alcune foto delle vacanze su Instagram e, poco dopo, sono stata contatta da un fotografo. Piano piano mi hanno contattato anche altri fotografi e alcuni brand sia italiani che francesi e inglesi, io però ho scelto di promuovere il made in Italy.»

Come mai questa decisione?

«Per un rendere quello che ho avuto. Sono venuta in Italia e ho cominciato da zero, questo Paese mi ha aperto le porte, accolto e mi ha dato la possibilità di reinventarmi. Il minimo che posso fare è promuovere il made in Italy. Mi hanno contattato anche brand francesi e inglesi, ma ho sempre scelto il made in Italy. Questa cosa in realtà mi ha anche favorito, probabilmente grazie alla mia fedeltà ai brand italiani, che ritengo un grande sinonimo di qualità e innovazione costante.»

Quindi i social, spesso bistrattati, per lei sono stati un trampolino di lancio.

«Esatto. I social possono essere un ottimo trampolino di lancio, un modo per farsi conoscere. In un mondo avvolto dalla tecnologia si trasformano in un alleato, se si sanno usare bene.»

Domanda scomoda: la sua bellezza ha mai sminuito il suo valore, tanto in Venezuela quanto qui in Italia?

«In Venezuela no, anzi mi sentivo molto sicura di me stessa anche a livello lavorativo. Piuttosto qui in Italia sono accaduti episodi spiacevoli che mi hanno infastidito e fatto sentire sola e poco sicura. Per esempio è successo che un giorno, mentre ero in un bar con un’amica, siamo state circondate da cinque uomini. Abbiamo lasciato la colazione a metà e siamo andate via enormemente a disagio. A volte, camminando per strada, mi capita di non sentirmi a mio agio e spesso cammino a testa bassa, sbrigandomi. Prima di vivere questi episodi io non pensavo spesso al concetto di femminismo, invece adesso è un argomento che mi tocca molto. Infatti ho organizzato un evento importante in proposito, un evento che vuole insegnare alle donne a fare rete e agli altri il valore delle donne.»

Ce ne parli.

«Si terrà il 20 febbraio a Piazza Castello, a Torino, e si chiama Donne per le donne… Perché insieme siamo più forti. Si tratta di un progetto fotografico che accoglie donne conosciute sui social, tutte diverse l’una dall’altra e tutte ugualmente meravigliose e piene di valore. Il mio intento, oltre a mettere in luce queste bellissime persone, è anche sottolineare la sorellanza. Spesso si sente dire che tra donne serpeggia il brutto sentimento dell’invidia, io invece voglio testimoniare le esperienze meravigliose che ho avuto, e ho, con le ragazze con cui mi capita di lavorare. Ci aiutiamo nei backstage, ci sosteniamo a vicenda.»

E qual è la particolarità di questo evento?

«Le donne che saranno all’evento sosterranno sia la diversità che lo schema da abbattere. Saremo tutte diverse, ognuna di noi con peculiarità uniche e preziose. Spesso l’essere diversi è ragione di esclusione, invece questo evento sostiene e grida forte all’inclusività. È anche per questo che ho voluto scegliere Cyberdog, un brand genderless, ovvero un brand che non si cura di chi indossa i vestiti, ma che crea i capi per tutti. E non solo offre parità d’abbigliamento tra uomini e donne, ma anche tra esigenze diverse. Una ragazza musulmana, per esempio, dev’essere sempre coperta. Poi tutte foto e le interviste alle ragazze saranno pubblicate l’8 marzo, per la ricorrenza della festa della donna.»

Dove si vede tra qualche anno?

«Il mio sogno è aprire un’agenzia di modelli e modelle che sia inclusiva, anche perché c’è pubblico per tutto. Un brand può avere bisogno di una modella curvy, di una donna over… e io voglio creare qualcosa che dia possibilità a chiunque di lavorare nella moda e sentirsi bene con se stesso. Le menti delle persone si stanno aprendo, già si cominciano a notare dei segnali quando vediamo nelle foto dei brand ragazze con la vitiligine, albine o con eterocromia degli occhi. Più tempo passa più si stanno aprendo i mercati, che devono includere tutti i tipi di unicità. Non ho dubbi che, andando in questa direzione, i brand incontreranno più favori e lavoreranno di più. È importante che il pubblico si rispecchi in quello che vede, ormai la ragazza perfetta con il fisico perfetto non può più essere l’unico esempio, è fondamentale che ci sia diversificazione, che tutti si possano sentire accettati e si possano ritrovare in quello che li circonda.»

Saluto e ringrazio Indira Acosta, che a fine febbraio sarà sulle passerelle della Milano Fashion Week. Ricordo l’evento che si terrà il 20 febbraio a Torino, in Piazza Castello, Donne per le donne… Perché insieme siamo più forti, un evento importantissimo che dà un messaggio di solidarietà e complicità tra donne.

Serena Pisaneschi

Foto in alto: Indira Acosta

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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