Hi Woman! Una mostra esplora ciò che non è stato mai raccontato

Paola Pivi
L’arte è colma di opere che rappresentano l’Annunciazione, ma nessuno ha mai parlato di ciò che ha provato Maria.

Fino al 27 febbraio, a Palazzo Pretorio a Prato, è possibile visitare la mostra Hi Woman! La notizia del futuro. Il titolo è una citazione biblica, ovvero il saluto dell’Arcangelo Gabriele a Maria, la donna che porterà in grembo il figlio di Dio. «Ciao, Donna!» esordisce lui, prima di rivelarle cosa il Signore avesse in serbo per lei, ma nessuno ha mai scritto quale sia stata la sua reazione.

Jenny Saville “Fate 3”

Innumerevoli sono i dipinti in cui vediamo la figura angelica portare la novella e Maria inginocchiata, prostrata, sorpresa, a volte anche spaventata, addirittura riottosa, ma sono tutte ipotesi che gli artisti hanno solo immaginato. La mostra Hi Woman! La notizia del futuro si prende la libertà d’immaginare cosa abbia pensato Maria. Ventidue donne «non per rispettare una correttezza politica scontata ma per sottolineare la centralità del soggetto femminile nella narrazione antica e contemporanea. Ventidue artiste che contemporaneamente sono nel ruolo dell’angelo e della Vergine, che contemporaneamente sono portatrici e destinatarie di una rivoluzione astratta, simbolica e profondamente concreta» si legge sul sito del museo. Le artiste esplorano aspetti diversi dei possibili sentimenti che la Vergine possa aver provato al momento dell’Annunciazione. Tentano di immaginare il suo turbine di emozioni e, allo stesso tempo, scattano una fotografia molto attuale anche della società moderna.

Le opere sono tutte diverse, si va da canti dolci ma intensi a orsi polari tristi, dall’esplosività di dipinti quasi picassiani alla calma placida di sfumature ondulate. La visita guidata regala alla mostra un filo emotivo che collega ogni opera e che la riporta a Maria, ma ha anche il potere d’incorniciarla all’interno della realtà che viviamo ogni giorno. Le opere così moderne, poi, sono disseminate in tutte le sale del museo, che raccoglie per lo più arte classica che val dal tardo ‘300 al ‘900. Un contrasto per certi versi, ma anche l’avvicendarsi del nuovo pensiero, forse l’evoluzione stessa dell’approccio umano non solo all’arte, ma alla vita in generale.

Questi i nomi delle artiste: Huma Bhabha, Irma Blank, Koo Donghee, Marlene Dumas, Isa Genzken, Jessie Homer French, Roni Horn, Jutta Koether, Andrew LaMar Hopkins, Maria Lassnig, Babette Mangolte, Lucy McKenzie, Aleksandra Mir, Susan Philipsz, Paola Pivi, Maja Ruznic, Jenny Saville, Fiona Tan, Genesis Tramaine, Andra Ursuta, Marianne Vitale, Lynette Yiadom-Boakye. Nomi da tutto il mondo, da tutte le culture, per abbracciare una cosa che non ha confini ma che, anzi, aggrega e consolida. Un viaggio negli sguardi differenti di altrettanti occhi unici, un percorso artistico ed emozionale che prova a raccontare una voce che non è mai stata ascoltata.

Serena Pisaneschi

Foto in alto: l’opera “Have you seen me before?” di Paola Pivi

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