Cami DG e il suo condominio di donne inquadrate di spalle

Cami DG - Debora Gambina
Ti parlo di lei, personale di Debora Gambina che potrebbe essere benissimo declinata come “ti parlo di loro”, in un plurale vissuto in armonioso accordo di sentire.

Si è da poco conclusa la prima esposizione personale dell’artista Cami DG, ovvero Debora Gambina, dal titolo Ti parlo di lei. Venti fotografie e nove dipinti che ritraggono donne prevalentemente inquadrate di spalle. Suggestive, dai colori decisi, un po’ nascoste e un po’ esposte dalla loro nudità. Vediamo di conoscere meglio questa artista.

Cami vive e lavora a Sulmona, in Abruzzo, la locandina ci dice che fin da piccola è sempre stata attratta dal lato oscuro delle cose e che ha subiti fortissimi influssi da arte e letteratura. Non è nuova a esibirsi ma fino a ora lo ha fatto con la fotografia, mentre è del tutto esordiente come pittrice.

Debora, iniziamo da una domanda relativamente semplice: se le chiedo chi è Cami DG qual è la risposta che le viene più spontanea, la prima che le viene di dare?

«Beh, la prima che mi viene in mente non è di certo breve… Cami DG è un sacco di cose… Mi viene sovente il pensiero di essere come un condominio, abitato da molteplici personalità, tutte perfettamente in accordo tra di loro.»

Quindi le riunioni di condominio non hanno i soliti attriti tra inquilini ma si svolgono in armonia?

«Oh sì, è sempre una festa! Ma, forse, dovrei spiegare da cosa nasce questo pseudonimo: Cami è il diminutivo di Camomilla, nomignolo che risale all’adolescenza, per via della mia proverbiale pacatezza, mentre DG sono le iniziali del mio nome, Debora Gambina.»

Cami DG, lei sente che questa pacatezza ancora la contraddistingue?

«Direi che si è trasformata in saggezza, considerando la mia età.»

Mai un momento di furore o di sventatezza giovanili?

«Di furore sì, di sventatezza non che ricordi, sono molto riflessiva e concreta, anche se faccio errori, come tutti.»

Beh, senza errori non si cresce…

«Sì, basta non perseverare», sorride.

Cami DG  - Debora Gambina
Debora Gambina aka Cami DG

Prima di entrare nel vivo della conversazione le faccio la mia domanda di rito, che forse le servirà anche per riagganciarsi alla sua esposizione: se dico L’altro femminile a lei cosa viene in mente?

«Sorellanza.»

Ed è un valore importante per lei, immagino…

«Sì, anche se penso ci sia ancora molto da lavorare e cerco di essere positiva, ma soprattutto di fare la mia parte.»

Mi parli della sua ricerca sul femminile e del percorso che l’ha portata a comporre questa esposizione personale.

«Beh, diciamo che si aggancia alla risposta di prima, cerco di fare la mia parte, esprimendo le mie emozioni, stati d’animo in cui ognuna può riconoscersi. Motivo per cui tutte le mie donne dipinte sono di spalle.»

Può spiegare meglio la questione della posa?

«Certo: non vedere il volto, permette a chi osserva di concentrarsi sulle emozioni. Non so se riesco a spiegarmi. Vedere un volto, distrae l’attenzione.»

Il volto per lei è un inganno emozionale?

«Sì, esatto.»

Eppure, si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima.

«Credo sia un luogo comune.»

Lo è, ma spieghi meglio cosa associa al volto. Un inganno? Una maschera?

«I miei occhi, per esempio, non possono esprimere il dolore che ho attraversato nel corso della vita, i miei quadri sì. Mi è difficile esprimere a parole ciò che sento, forse anche per la mia riservatezza, con i miei lavori invece ci riesco benissimo.»

Facciamo un giro più largo: crede di essere una bella donna?

«Riguardo alla bellezza, beh, credo sia un concetto piuttosto soggettivo. Di sicuro mi sento bella, ma non parlo dell’aspetto estetico, piuttosto della mia “essenza”.»

Crede che questo suo magnetismo offuschi il giudizio altrui sulle sue sofferenze e sulla capacità di vedere la sua anima?

«A volte, ma sinceramente non mi interessa che chiunque veda la mia anima. Sono abituata a scegliere a chi mostrarmi.»

È per comprendere le donne di spalle che ho posto questa domanda.

«Beh, no… A differenza di me, loro vogliono mostrare l’anima a tutti. Sembra un po’ incoerente. Ma non lo è, per il discorso iniziale del condominio.»

Loro sono tutte quelle che abitano nel suo condominio?

«Non sempre. Ci lega però un filo comune: l’arte. Tutte le donne dei miei quadri sono ispirate da personaggi della storia che in qualche modo condividono con me un pensiero.»

Quale pensiero?

«Non uno in particolare… Faccio qualche esempio: ho dipinto le sorelle Fontana: ho studiato “storia della moda e del costume”. Ho ritratto anche Zelda Fitzgerald: ci lega un amore tormentato.»

La mia prossima domanda era se usa delle modelle o se ha dei modelli interiori, ma da quello che ha appena affermato immagino che lei abbia delle modelle interiori.

«Diciamo che uso entrambe, ma fondamentalmente sono interiori»

Quindi si può dire che la sua ultima mostra personale è stata un viaggio all’interno del suo condominio femminile, giusto?

«Sì, è giusto, ma non è stata l’ultima, bensì la prima (almeno per la pittura). Ho sempre fatto mostre di fotografia, è la prima volta che espongo anche quadri e sono molto felice di averlo fatto, finalmente. Non avrei mai pensato di avere un riscontro così positivo. Soprattutto femminile.»

Ha anche venduto qualcosa?

«Sì.»

E non le è dispiaciuto?

«In realtà no, perché chi ha comprato (tutte donne), hanno compreso il senso dell’opera acquistata, lo sentivano loro ed è stata una sensazione bellissima, una bella soddisfazione.»

Posso chiederle che tecnica ha usato? Anche se mi sembra olio, perlopiù…

«Uso diverse tecniche. Essendo una persona curiosa, mi piace sperimentare, soprattutto con i materiali, ma prediligo l’olio.»

Credo anche che dal punto di vista storico sia un po’ passata l’epoca della tecnica unica, sbaglio?

«Diciamo che ci sono dei passaggi di stile che ogni artista attraversa. Per quanto mi riguarda, questi passaggi sono continui e spesso contemporanei. Mi capita anche con la lettura: leggo più libri contemporaneamente. Per me il caos è fonte di vita, non potrei mai vivere una vita ordinata e ordinaria.»

Cosa è andato benissimo e cosa poteva andare meglio?

«Credo che ognuno di noi abbia qualche rimpianto… Il mio probabilmente è non aver fatto della mia “arte” un lavoro, ma sto recuperando.»

C’è qualcosa che Cami DG vorrebbe lasciare come messaggio per le lettrici e i lettori de L’Altro Femminile?

«Sostenere le donne nell’arte, in tutte le attività lavorative. Sembra scontato, ma non fa male ripeterlo.»

Laura Massera

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