Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin: quando l’abitudine diventa pace

Valérie Perrin
Conosciamo davvero le persone intorno a noi o ci fermiamo alla superficie? La storia di una donna che nasconde molto di sé rifugiandosi tra giardinaggio e tranquillità.

Uscito in Italia nel 2019 per E/O, Cambiare l’acqua ai fiori è un romanzo di Valérie Perrin che ci porta a piccoli passi dentro la vita di Violette Trenet, vita che l’ha trattata male fin dal primo respiro che, tardando ad arrivare, l’aveva già segnata come morta. Invece Violette sopravvive dimostrando una fortissima volontà di farcela, nonostante sia stata abbandonata in culla, nonostante le numerose case famiglia cambiate. Il suo obiettivo è lavorare per rendersi indipendente, ma un bisogno ancora più grande è quello di essere finalmente amata da qualcuno e quel qualcuno si presenta con il nome di Philippe Toussaint. Violette e Philippe iniziano così una vita insieme, lui dongiovanni traditore seriale e lei moglie consapevole e remissiva. Cosa la leghi a lui non è mai ben chiaro, forse l’idea di avere finalmente una famiglia, grazia anche alla nascita di Leonine, fatto sta che la relazione in qualche modo funziona. La loro storia ci viene raccontata proprio da una Violette quasi cinquantenne. Ci accompagna dentro gradualmente, ci fa vedere ogni angolo, anche quelli più bui, e noi lettori, pagina dopo pagina, troviamo una narrazione e una donna che non ci saremmo mai aspettati.

Non voglio dirvi altro della trama se non che c’è un favoloso intreccio di vite, di voci, di sentimenti e non sono sempre belli. Valérie Perrin è stata capace di tessere, fare avanti e indietro, lasciarci in attesa senza mai annoiare. Ci ha regalato una protagonista che non è quel che mostra di sé, ma tanto, tanto altro. «Se sapessero che sotto ho l’estate mi brucerebbero sul rogo» dice di sé, perché appunto Violette è colorata, è viva, ha un passato ingombrante, ma non lo dà mai a vedere. Qualcuno lo scorge, qualcun altro lo intuisce, ma il resto nemmeno lo immagina. E lei la sua estate la tiene ben chiusa sotto i cappotti scuri, l’aria pacata e forse un po’ austera, liberandola solo nel suo privato. È come se si concedesse la vera sé solo a piccole dosi, come se la concedesse agli altri a dosi ancora più piccole. Forse per auto protezione, forse per desiderio di essere senza dover dare spiegazioni. Fatto sta che anche chi legge scopre pian piano una donna molto forte, completamente diversa da quella che ha conosciuto dopo il primo faticoso respiro. Una donna capace di dare tantissimo amore, empatica, ma che anche si interroga sul significato della vita e sul valore del contatto tra le persone. «Impariamo a salvare vite, ma mai a rianimare la nostra pelle e quella di un altro» rifletterà, ed è vero. Quanto è difficile creare un vero contatto e rimettersi in gioco? Quanto è difficile farlo dopo tanta solitudine? Moltissimo, e spesso siamo portati a non buttarci per paura del dolore o della delusione. Ma se invece fosse bellissimo? Se ne valesse davvero la pena? Forse è questo che ci insegna Violette alla fine del libro, quello che Valérie Perrin vuole dirci con una canzone che chiuderà un finale che non poteva essere diverso: la vita davanti a noi è ancora da scrivere.

Serena Pisaneschi

Foto in alto: Valérie Perrin

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