Marguerite, quando un errore apre la strada a una nuova scoperta di sé stessa

Marguerite
 Un errore può cambiare tutto. Marguerite ritrova la matematica, l’amore e, attraverso entrambi, una nuova parte di sé stessa.

La matematica è considerata da sempre una delle materie più ostiche e difficili da studiare. Eppure, in molti casi, può rappresentare una forma di riscatto personale e un percorso di autentica emancipazione.

Questa è la storia di Marguerite, protagonista del film Il teorema di Margherita. La sua vita ruota intorno alla matematica: ogni aspetto della sua esistenza sembra partire e concludersi con questa scienza. Non potrebbe mai farne a meno.

Fin dalle prime scene, Marguerite rappresenta una donna che, nonostante i pregiudizi e gli stereotipi, ha un unico obiettivo: studiare e scoprire, seppur a piccoli passi, ciò che la matematica nasconde o che noi non riusciamo a vedere.

Un aspetto che emerge subito è il fatto che giri per l’università in pantofole, senza preoccuparsi del giudizio altrui. Alcuni potrebbero pensare che questo dimostri quanto i matematici siano particolari, strambi o trasandati. In realtà, per Marguerite, indossare le pantofole significa semplicemente sentirsi comoda. Questa scelta le permette di concentrarsi meglio sulla propria ricerca e rappresenta anche una sorta di comfort zone, uno spazio in cui sentirsi a proprio agio.

La sua vita cambia quando arriva un altro dottorando. Inizialmente è schiva nei suoi confronti, quasi per difendersi da possibili distrazioni e dal rischio di legarsi a qualcuno. A complicare la situazione contribuisce anche il suo professore, che sembra prediligere il nuovo arrivato.

Marguerite si sente quasi intimorita dalla sua presenza. Lo percepisce come qualcuno capace di fare più cose di lei e di primeggiare. Tutto si complica quando, durante la discussione della sua tesi di dottorato, il nuovo dottorando le fa notare un errore. Per Marguerite, in quel momento, crolla il mondo. È come se la sua esistenza si fosse bloccata proprio in quell’istante.

In quell’aula sente crollare tutte le sue certezze. Ha la sensazione di aver tradito, in qualche modo, ciò che ha amato più di ogni altra cosa. Si chiude in sé stessa.

Senza la matematica, chi è?

Il suo professore non riesce ad aiutarla e la spinge a cercare un altro relatore. La sminuisce, sia come matematica sia come donna, pur di proseguire la ricerca con l’altro dottorando. A quel punto, Marguerite abbandona tutto: l’università e la ricerca. Mentre cerca un altro lavoro, incontra una ragazza, con la quale stringe amicizia e condivide un appartamento.

Più cerca di allontanarsi dalla matematica, più questa sembra perseguitarla. In ogni simbolo, pensiero o avvenimento, finisce per ritrovarla.

La sua amica le fa scoprire un mondo che non ha mai esplorato. Marguerite si sente inesperta e fuori luogo, ma allo stesso tempo ne è affascinata. Per la prima volta, sembra concedersi la possibilità di scoprire come sarebbe la sua vita senza la matematica. O, forse, più semplicemente, chi potrebbe essere al di fuori di essa.

Ma è impossibile.

Per far fronte a un problema economico, Marguerite decide di giocare a un gioco cinese che racchiude una forte componente strategica e matematica. Per lei diventa subito una sfida: vuole capire, migliorare e soprattutto vincere, a ogni costo.

È proprio attraverso quel gioco che riscopre ciò che aveva cercato di abbandonare. Insieme, inizia a conoscere davvero sé stessa.

Ritorna alla sua amata materia: non riesce a starne lontana. Studia, gioca e finalmente si diverte. In realtà, non ha mai smesso di esserne innamorata. Deve imparare, però, a viverla in modo diverso, senza permettere che un errore possa mettere in discussione il suo valore.

Dopo aver portato a termine il suo progetto, cerca l’altro dottorando per proporgli di lavorare insieme. Questa volta non vuole competere con lui: vuole collaborare.

La matematica li coinvolge completamente. Sembra essere la forza che li attrae e che, lentamente, li conduce verso le parti più vulnerabili e nascoste di sé. Sono quelle che per tanto tempo hanno cercato di proteggere dagli altri.

Più Marguerite cerca di allontanarlo, più lui cerca un modo per avvicinarsi. Poi, a un certo punto, lei si racconta. È come se avesse aspettato da sempre quel momento: la possibilità di sentirsi finalmente libera di parlare di sé, della propria storia e soprattutto del legame profondo che la unisce a ciò che ha sempre amato.

È allora che le barriere tra i due cominciano a cadere. La loro intesa diventa prima di tutto intellettuale, poi sempre più personale.

Trascorrono ore a studiare insieme, senza quasi accorgersi del tempo che passa. Ci sono loro due, le dimostrazioni, i simboli e quella passione per la ricerca che sembra appartenere loro in modo naturale. E, quasi senza accorgersene, si innamorano. Il loro amore nasce proprio lì, tra una dimostrazione e l’altra, tra formule e conversazioni, mentre il resto del mondo sembra continuare a scorrere senza accorgersi di loro.

Per Marguerite, forse, è la prima volta in cui qualcuno non cerca di separarla dalla matematica, ma sceglie di entrarci insieme a lei.

In matematica, l’errore non è necessariamente sinonimo di negatività o sconfitta. Può essere il punto da cui ripartire, un nuovo inizio, una possibilità di scoperta.

È anche questa la rivincita che la matematica offre: da un errore si può arrivare a scoprire qualcosa di nuovo, non soltanto nella disciplina, ma anche in sé stessi.

Ci spinge a porci domande, una dopo l’altra, e a guardare oltre ciò che appare in superficie. E ci insegna a cambiare punto di vista, a cercare strade diverse, a essere creativi. Ci spinge a trovare collegamenti tra fenomeni che non avevamo mai pensato potessero essere collegati.

Tra alti e bassi, Marguerite e il suo compagno di ricerca riescono nella loro impresa. Ma la vittoria di lei non è soltanto matematica: è soprattutto personale. È la rivincita di una donna che ha imparato a non identificare più il proprio valore con l’assenza di errori.

Marguerite rappresenta la forza e la determinazione di chi continua a cercare anche quando una certezza crolla. In lei, la passione riesce a superare gli ostacoli e le sconfitte.

Questa è la sua storia. E forse è anche il modo in cui il film ci invita a guardare alla matematica: non come a una disciplina che vuole essere inaccessibile, ma come a un viaggio fatto di domande, errori, intuizioni e scoperte.

Un viaggio, soprattutto, che può essere sorprendentemente umano ed emozionante.

Maria Letizia Maggio

In alto: dettaglio locandina Il teorema di Margherita

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