“Un libro e …” – Playlist per quando torni, l’esordio di Beatrice Dorigo

Beatrice Dorigo - L'altro femminile
La storia di una giovane donna tra assenze, desiderio e musica, in cerca del proprio posto nel mondo, mentre l’estate finisce e la vita cambia.

La mia proposta per questo venerdì è Playlist per quando torni, romanzo d’esordio di Beatrice Dorigo. L’opera è stata pubblicata da EDT-Giralangolo nella collana Dinamo nel marzo di quest’anno. Questo è un libro che si inserisce nel panorama della narrativa contemporanea per giovanə adultə, ma che può conquistare lettrici e lettori di ogni età. La protagonista è Liza, diciannove anni, vissuti in una piccola città di mare che, con la fine dell’estate, si spopola lentamente. Restano le case chiuse, gli appartamenti lasciati dai turisti e gli alberghi ormai deserti. Un paesaggio sospeso, dove il mare ha perso la sua dimensione vacanziera e la quotidianità sembra attraversata da un senso di vuoto.

Proprio come la città che la circonda, anche la vita di Liza sembra attraversare una sorta di fuori stagione. A casa c’è una madre sprofondata nella depressione e un padre che se n’è andato da molti anni. Si trova costretta a confrontarsi precocemente con un mondo adulto che non è stato capace di offrirle la sicurezza di cui avrebbe avuto bisogno. Anche l’amicizia più importante è diventata un’assenza: Polly, la sua migliore amica, si è trasferita altrove.

È dentro questo vuoto che arriva Milo, poco più grande di lei. Insieme danno vita al gioco clandestino di entrare nelle case che, alla fine dell’estate, vengono lasciate vuote dai proprietari e dai turisti. Quelle stanze estranee, ancora piene degli oggetti e delle tracce di chi le abita, diventano per loro luoghi sospesi, quasi sottratti al tempo. Muovendosi tra case che non appartengono loro e vite che possono soltanto immaginare, Liza e Milo si avvicinano, si scoprono e sperimentano un’intimità fatta di desiderio, curiosità e necessità di sentirsi vicini.

Fin dalle prime pagine emerge una delle contraddizioni più profonde di Liza. Da una parte il desiderio di essere autonoma, maturato troppo presto perché ha imparato a non poter contare davvero sulla propria famiglia; dall’altra, il bisogno ancora fortissimo di sentirsi accolta, protetta e, soprattutto, di avere qualcuno su cui poter fare affidamento. Per questo il rapporto con Milo va oltre il semplice interesse sentimentale.

Tra loro Liza sembra cercare anche quella vicinanza e quel senso di appartenenza che le sono mancati. Non è un caso che questo legame si sviluppi proprio attraverso l’esplorazione delle case altrui. Entra negli spazi domestici di persone sconosciute mentre, paradossalmente, non sembra avere una vera casa in cui sentirsi al sicuro. La casa diventa così uno dei simboli più significativi del romanzo. È il luogo che, per definizione, dovrebbe offrire protezione, stabilità e appartenenza, ma per la protagonista rappresenta, soprattutto, ciò che le è venuto a mancare.

Il vero punto di svolta arriva quando la madre di Liza scompare. Fino a quel momento, la ragazza è riuscita a costruirsi un fragile equilibrio intorno alle assenze che da sempre fanno parte della sua vita. Sa che la madre sta male, ha imparato a convivere con l’assenza del padre e, soprattutto, sa di non poter fare affidamento su di loro. In qualche modo ha organizzato la propria quotidianità proprio a partire da ciò che le manca, cercando di andare avanti senza aspettarsi troppo dagli altri. La scomparsa della madre rompe però questo equilibrio precario e rende impossibile continuare a vivere come se nulla fosse, costringendola a confrontarsi con ciò che fino a quel momento aveva cercato di tenere a distanza.

Uno degli aspetti che ho trovato più interessanti è il modo in cui il romanzo racconta la depressione della madre. La malattia non rimane sullo sfondo come semplice elemento drammatico della storia, ma finisce per condizionare profondamente la vita della figlia, i suoi rapporti e il modo in cui guarda a se stessa e agli altri. Da qui nascono interrogativi difficili: quanto può essere chiesto a una figlia? Fino a che punto l’amore e la preoccupazione per un genitore possono trasformarsi in un senso di responsabilità che non dovrebbe ricadere su chi è ancora così giovane? Dorigo sceglie di non offrire risposte facili né soluzioni consolatorie. Ed è proprio questa scelta, a mio avviso, a rendere il racconto più autentico: la sofferenza non viene semplificata e i rapporti familiari rimangono sospesi nelle loro contraddizioni, senza facili giudizi.

Il titolo non è affatto casuale, la musica accompagna il romanzo e ne diventa quasi una seconda voce. A ciascuno dei trentatré capitoli è associato un brano, raccolto insieme agli altri nella playlist che l’autrice ha messo a disposizione delle lettrici e dei lettori. Non si tratta soltanto di un elemento aggiuntivo, ma di una scelta che contribuisce a costruire il personaggio di Liza e a definirne il modo di guardare il mondo. La sua voce arriva infatti diretta e senza filtri, attraverso una narrazione che assomiglia a un flusso di pensieri detto ad alta voce: ironico e impulsivo, sarcastico, a volte ruvido, ma sempre molto personale. La musica sembra così accompagnare e amplificare gli stati d’animo della protagonista, diventando parte integrante del suo modo di raccontarsi.

In abbinamento al romanzo di Beatrice Dorigo vi suggerisco di ascoltare la playlist che accompagna il libro e che potete trovare su YouTube. Una raccolta di brani che riprende le atmosfere del romanzo, spaziando soprattutto tra punk, post-punk e rock degli anni Novanta. Un modo per entrare ancora di più nella storia e lasciarsi accompagnare dalla musica che fa da colonna sonora alle vicende di Liza.

Perché prepariamo una playlist? Per dare una colonna sonora a un momento, a un’esperienza, a un evento. Oppure per qualcuno che non è con noi, scegliendo canzoni che vorremmo fargli ascoltare quando tornerà. Una playlist può così diventare anche un modo per custodire un’assenza e tenere vivo un legame, in attesa di un ritorno.

Sono trentatré brani che restituiscono tutta l’inquietudine di Liza, energia e rabbia, voglia di libertà, desiderio e una sottile malinconia. Una selezione che accompagna il delicato passaggio che la protagonista sta attraversando e che trova la sua forza proprio nel contrasto tra l’irruenza della musica e la solitudine che permea la sua storia. Le canzoni sembrano infatti esprimere ciò che Liza non riesce sempre a dire a parole, diventando una sorta di voce interiore che accompagna e amplifica i suoi pensieri e le sue emozioni.

La playlist diventa così una sorta di diario emotivo che corre accanto alla storia, ogni brano aggiunge un tassello, sottolinea un’emozione e contribuisce a creare l’atmosfera del romanzo. Ascoltarla dopo aver letto il libro significa poter tornare per qualche minuto accanto a Liza, ritrovandone inquietudini e desideri attraverso un linguaggio diverso da quello delle parole, fatto di ritmo, energia, nostalgia e voglia di libertà.

Tra i brani scelti ho ritrovato gruppi che ascoltavo molto qualche anno fa, come Interpol e Weezer, insieme a altri artisti che non conoscevo e che sono stati una piacevole scoperta. Ma è stato soprattutto l’arrivo, verso la fine, di La mia vita senza te dei Tre allegri Ragazzi Morti a commuovermi. Buon ascolto e buon fine settimana!

Sara Simoni

Foto in alto: Beatrice Dorigo

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