Vecchiaia: la libertà di trasformarsi quando tutto sembra già tracciato

vecchiaia - l'altro femminile
La fortuna di invecchiare: uno sguardo oltre gli stereotipi e le discriminazioni di una società che rende le donne invisibili.

Qualche anno fa, una decina o poco più, guardavo alla vecchiaia come al raggiungimento di una conquistata libertà, di una nuova e saggia consapevolezza. La guardavo anche come una sorta di fortuna perché significava essere ancora vivi. Orgogliosa della mia folta chioma sale e pepe, che mi incoronava dal compimento dei quarant’anni, guardavo all’età avanzata da un punto di vista logico, razionale, funzionale direi. La questione puramente fisica, il cambiamento del corpo, i primi acciacchi e il rallentamento erano una sorta di “effetti collaterali” naturali che consideravo con un certo distacco.

Ovviamente le mie modelle erano, e continuano a essere Charlotte Rampling, Emma Thompson, Susan Sarandon. Criticavo, invece, chi si piegava ai diktat del mantenersi giovani a tutti i costi, anche con ritocchi e chirurgia estetica. È un retaggio del patriarcato che ancora oggi vige pesantemente e ha portato grandi fortune a un nuovo settore di marketing, quello dell’anti-age: creme, sieri, fiale, trattamenti specifici. Profumerie, farmacie e supermercati espongono prodotti che promettono di sconfiggere le rughe e i segni del tempo. Una lotta, dunque, una guerra per combattere e contrastare il naturale passare degli anni, perché il concetto di bellezza è associato alla giovane età, alla pelle liscia, alla tonicità. Ma quanta bellezza si può trovare anche in un viso solcato da pieghe che raccontano le gioie, i dolori, le lotte, le esperienze di una vita.

«Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Le ho pagate tutte care. C’ho messo una vita a farmele!» La celebre frase che Anna Magnani disse al suo truccatore parecchi anni fa è sempre attuale ed è diventata un mantra per molte donne, me compresa. 

Anna Magnani
Anna Magnani Fanpage.it

Poi arriva un giorno

Ma una mattina, una uguale a tante altre, senza un motivo preciso, capita che ti attardi allo specchio, ti guardi con più attenzione. E… il respiro si ferma: non riconosci quello che vedi nell’immagine che hai di fronte.

Ho la presunzione di pensare di non essere stata l’unica a provare questa sensazione, ma per me è stato un momento di presa di coscienza piuttosto feroce, oserei dire. Anche perché in quel preciso momento ho realizzato che avevo considerato con leggerezza tutta una serie di segnali: dolori alle articolazioni, meno rapidità nei lavori e soprattutto il dovermi segnare tutto per non dimenticarmene.

Fino a quel momento avevo creduto alla storia che mi raccontavo: lavoro nell’orto quindi è ovvio che mi facciano male i polsi e la schiena; mi piace godermi e assaporare quello che faccio, ecco perché sono più lenta. E poi sono talmente piena di pensieri e cose da fare che non posso ricordarmi ogni cosa… una gran bella storia, molto credibile oltretutto. Quel giorno, però, avevo fatto un bagno di realtà e sentii la mia voce che rivolta allo specchio diceva: «Sono proprio diventata vecchia!» le stesse parole che un giorno, con aria contrita, mi aveva confidato la mia adorata nonna Maria.

Mi ci è voluto del tempo per accettare e interiorizzare questa nuova me e ancora adesso a volte pretendo di più dal mio corpo che è bravissimo, si fa sentire e protesta, costringendomi a rallentare. Dire che mi piaccio forse è un po’ eccessivo, dipende dai giorni, da quello che mi accade, se ho dormito abbastanza e riesco ad arginare l’ansia che mi danno le notizie che arrivano dal mondo. Quello che è certo è che questa persona “nuova” mi incuriosisce. Alle volte mi irrita, altre mi fa sorridere, mi suscita tenerezza. E poi mi piace la libertà che ho conquistato: la libertà dal giudizio perché non devo più dimostrare nulla, la libertà di dire “no” e quella di fare cose senza che ci sia necessariamente un traguardo o una ricompensa. Ciò che conta è stare bene.

Emma-Thompson
Emma Thompson Moviemag.it

Vecchiaia e ambivalenza

Molto spesso nel corso degli anni abbiamo sperimentato l’ambivalenza. La vecchiaia è forse l’età più ambivalente della vita: un tempo in cui si è insieme più fragili, più vulnerabili e più lucidi, meno veloci ma più profondi, più soli ma anche più selettivi. Il bisogno di spazi nostri, più intimi, diventa forte. E poi arriva una gran voglia di leggerezza trascinante e ci lasciamo andare perché: «Chissà se mi ricapita.»

Perché la vecchiaia porta con sé anche la consapevolezza della perdita, della fine. E la voce della paura alza il volume. Amicә  carә  ci lasciano portando con sé pezzi di vita. La memoria diventa un luogo dove troviamo ricordi belli, volti, gesti, parole che hanno costruito ciò che siamo. Ma spesso è anche un peso perché affiorano rimpianti: ciò che non abbiamo fatto, ciò che abbiamo perso, ciò che non possiamo più cambiare.

Anche la memoria è ambivalente: un continuo alternarsi di gioia e malinconia. La malinconia, a pensarci bene, possiede una dose di dolcezza e quando si affaccia la ringrazio perché mi ricorda che ho vissuto e sono anche stata felice.

La vecchiaia come spazio di possibilità

La gratitudine è un grande aiuto. Viene consigliata da molte discipline spirituali. Io non ho aderito subito, ero piuttosto scettica, ma un giorno è letteralmente sgorgata dal cuore. Ero in spiaggia all’ora del tramonto, c’era una luce bellissima e stavamo raccogliendo teli e ombrelloni per andare via. C’eravamo solo noi e i gabbiani, il sole stava scomparendo dietro l’orizzonte e il mare era tutto un luccichio. Il silenzio fu interrotto da una musica: qualcuno, in una delle case vicino alla spiaggia, stava suonando il pianoforte.

Ho iniziato a danzare. È stato in quel momento che la parola “grazie” è uscita spontanea e piena. Da allora la gratitudine è entrata a far parte del mio quotidiano, perché ogni giorno osservo qualcosa o succede qualcosa che mi fa essere grata alla vita, all’Universo. In quei momenti sono così immersa nel presente che la mia mente per qualche attimo si svuota, pensieri e brusii scompaiono. Che pace!

La mia pelle è molto più sottile. Gli affanni, le preoccupazioni, i timori la attraversano con facilità e si fanno sentire con più forza. Non posso certo contrastare o fermare quello che accade e mi fa male. Ma ho imparato a essere più attenta alle piccole cose, a cambiare il mio modo di guardarle, ad avere un altro sguardo, a essere più curiosa. E guardare ogni giorno la vita con gratitudine mi ha fatto scoprire un mondo di possibilità.

«Invecchiando non voglio sembrare più giovane. Voglio sembrare più felice.» Anche queste parole sono di Anna Magnani e secondo me racchiudono una grandissima lezione.

Serena Betti

In alto: Foto di Giovanna Kamimura

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Dal N. 9 de L’Altro Femminile. Leggi il numero completo della rivista digitale QUI

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1 commento su “Vecchiaia: la libertà di trasformarsi quando tutto sembra già tracciato”

  1. Grazie Serena di aver tradotto in parole tante mie sensazioni, pensieri, esperienze e speranze. Grazie davvero

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