La Befana quest’anno è stata generosissima e ha esaudito un desiderio comune a molte persone in Casentino: una bellissima nevicata.
Era dal 2020 che l’aspettavamo! Se ne parlava da un po’, le applicazioni meteo ogni tanto annunciavano il suo arrivo, poi anziché la neve arrivava la delusione. La sera prima sono andata a letto senza attese particolari: martedì sarebbe stato un giorno grigio e piovoso come tanti altri.
Ma quando ho aperto le finestre il respiro si è fermato, la sorpresa è stata grande, come pure lo stupore. Per qualche attimo ho sentito che la mia bocca era aperta, ma non riuscivo a dire nulla. Poi è esplosa la gioia e, anche se indossavo ancora il pigiama, mi sono lanciata fuori di corsa. C’era neve tutt’intorno: fioccava leggera, la sentivo sul viso, la prendevo con le mani, ci giocavo, anche se sono notoriamente freddolosissima.
Sono stati lunghi momenti di pura gioia bambina: i gatti mi guardavano un po’ straniti. Di solito quando esco dalla porta di prima mattina è per dar loro da mangiare, invece stavo perdendo tempo saltando e facendomi scivolare sul viso quella cosa bianca e gelata. Anche loro saltellavano, ma avevano una motivazione assai diversa dalla mia. La Befana mi aveva portato un regalo bellissimo, inaspettato. Aveva realizzato un desiderio che cresceva ogni anno. Ci aveva pensato lei!
Da sempre, la Befana è una figura poco benvoluta, superata di gran lunga da Babbo Natale e Santa Lucia. Il suo aspetto è sempre stato criticato: troppo simile a una strega per essere amata. E il suo nome viene spesso utilizzato come insulto nei confronti di una donna.
Quest’anno, però, la musica è cambiata: essere apostrofate con il suo nome è diventato motivo d’orgoglio. Alcune blogger che seguo sui social l’hanno definita role model , “modello di ruolo”: libera e autonoma da sempre, guida il suo mezzo, viaggia da sola ed è incurante del suo aspetto fisico. Insomma la Befana è diventata un’eroina del neo femminismo.
Per me è sempre stata una figura importante e mitica. Da bambina trascorrevo le vacanze di Natale a Forlì nella casa dei nonni e il 6 gennaio, puntualissima, lei arrivava. Nella calza appesa al camino nella grande cucina mi lasciava noci, arachidi, mandarini, caramelle, un pezzetto di carbone, un paio di calzettoni e una busta con un soldino, piccino quand’ero piccina e poi di carta. Quella calza aveva il potere di alleviare la tristezza che provavo quando salivamo in auto per tornare a Verona e, ovviamente, a scuola.
Sono sempre stata profondamente grata alla Befana e quest’anno ancora di più: mi ha regalato la NEVE, un piumone morbidissimo, alto 7 centimetri, che ha coperto tutti i campi e il bosco intorno a casa. Una luce abbagliante, un paesaggio extraterrestre, soprattutto di sera. E che magia il silenzio ovattato interrotto ogni tanto dal canto dell’allocco. Adoro l’inverno e questo è perfetto!
A pensarci bene non è perfetto. Qualche sera fa ho provato un bel po’ d’invidia nei confronti di Monika, l’amica tedesca che abita al di là di monte Acuto, non molto lontano da qui. Un allocco ha alloggiato nel camino della sua casa per una settimana. Dormiva tranquillo e ogni tanto apriva gli occhi per vedere cosa accadeva intorno a lui, ma non era infastidito dalla loro presenza.
Da quando vivo qui il suo inconfondibile canto mi annuncia l’arrivo dell’inverno, ma non ho mai avuto la fortuna di vederlo. Solo una notte ho sentito un fruscio d’ali e ho pensato che potesse essere lui. In queste sere continua a farmi compagnia, anche se la neve non c’è più.
Ora coltivo un nuovo desiderio. La neve è arrivata… forse un giorno sul mio camino troverò un ospite saggio, discreto e dall’aria un po’ stralunata. Sono fiduciosa.
Serena Betti
Foto di Serena Betti e Monika Fraling
© RIPRODUZIONE RISERVATA

