La fuga dal regime comunista, un coming out forzato e l’attivismo, ma a parlare rimangono il suo cuore e i suoi meriti sportivi.
Dall’ottavo numero de L’Altro Femminile, donne oltre il consueto, scarica il PDF della rivista o sfogliala online.
Nel 1975, a Denver in Colorado, durante un torneo di tennis internazionale accadde un fatto memorabile, che avrebbe cambiato la storia di questo sport. Una giovane tennista cecoslovacca chiese asilo politico agli Stati Uniti d’America. Era Martina Navratilova.
Da alcuni anni la Cecoslovacchia era governata da Gustáv Husák, che aveva messo in atto una politica di normalizzazione dopo la Primavera di Praga del 1968. Questo periodo fu caratterizzato da un irrigidimento del controllo del partito comunista sulla società, dalla repressione delle libertà civili e dalla limitazione delle attività politiche e culturali. La Cecoslovacchia era sotto il regime comunista dal 1948, anno in cui il Partito Comunista di Cecoslovacchia aveva ottenuto il potere con un colpo di stato e aveva iniziato a governare il Paese secondo i principi del marxismo-leninismo; il regime faceva parte del blocco sovietico e seguiva quindi le direttive dell’Unione Sovietica.
Una scelta di libertà: l’asilo politico negli Stati Uniti
«Crescere in una nazione comunista ti porta a essere tosta. Non ti accorgi di quanto sei oppresso finché non lo sei più. Ti insegna a essere forte», ha dichiarato Navratilova. Il tennis «mi ha tolto tempo con la mia famiglia, perché per inseguire il mio sogno ho dovuto lasciare la Cecoslovacchia. Non ho visto mia madre per quattro anni, i miei familiari per cinque. Ma il tennis mi ha dato una vita stupenda, la possibilità di prendermi cura della mia famiglia e tanti bei ricordi», ha raccontato in un’intervista a SuperTennis.
Martina Navratilova non stava solo chiedendo di potersi trasferire dall’altra parte dell’oceano, lei voleva vivere la sua vita liberamente, continuando a portare avanti l’attività sportiva che amava. Aveva già dimostrato un talento eccezionale per il tennis e desiderava maggiore libertà per allenarsi, competere e far crescere la sua carriera anche a livello internazionale. Senza dubbio gli Stati Uniti offrivano opportunità maggiori dal punto di vista professionale, ma non fu solo questo a spingerla.
Il suo fu un plateale atto di ribellione contro il regime autoritario che nel suo Paese esercitava un controllo stretto sulla vita dei cittadini, estendendolo anche alle attività sportive.
Inizialmente le venne concesso un visto da immigrata con il quale poteva rimanere negli Stati Uniti per motivi di lavoro. Divenne poi cittadina statunitense naturalizzata nel 1981. Il 9 gennaio 2008, dopo la caduta del regime comunista, ottenne anche il passaporto ceco. In quell’occasione dichiarò pubblicamente di non aver intenzione di rinunciare alla cittadinanza statunitense e che rivendicare la sua nazionalità ceca non era da considerare un atto politico.
Una voce controcorrente: l’impegno sociale e politico
Navratilova non si è mai tirata indietro dall’esprimere le sue opinioni, anche su temi politici delicati. «Sono davvero preoccupata, sai: Donald Trump mi succhia l’aria dai polmoni…»
«Sono in disaccordo con tutte le opinioni e le decisioni di Donald Trump. Non si può stare zitti e subire. E nemmeno andarsene: trasferirmi in Europa sarebbe la sconfitta più grande. Quando le cose vanno male bisogna lottare per cambiarle. Come americani abbiamo il dovere di alzarci e gridare che così non va. Io credo davvero che Trump sia una minaccia per gli Stati Uniti e il mondo intero. Il potere che ha in mano mi terrorizza. Spero che non duri a lungo.» Da un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Dagli esordi al dominio del tennis mondiale
Martina è nata a Praga il 18 ottobre del 1956 con il cognome Šubertová. I suoi genitori divorziarono quando aveva tre anni e lei si trasferì a Řevnice con la madre. Qui la donna si risposò con Miroslav Navrátil, dal quale Martina prese il nuovo cognome, convertito al finale -ova come si usa al femminile. Il patrigno fu anche il suo primo insegnante e allenatore di tennis. Nel 1972, a quindici anni, vinse il campionato nazionale di tennis della Cecoslovacchia e nel 1975 fece il suo ingresso fra le tenniste professioniste.
«Dipendesse da certi maschi, giocheremmo ancora sul campo numero 15. Non è che possiamo perdere tempo ad aspettare che il resto del pianeta stia al passo con noi. Uguali diritti significa premi uguali. Punto. Vogliono farci giocare tre set su cinque? Parliamone. Ma non c’è dubbio che uomini e donne vadano ricompensati allo stesso modo.» Da un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
La sua carriera è stata caratterizzata da una serie di record e successi impressionanti, tra cui 167 titoli WTA in singolare e 331 titoli totali. Nella sua sfolgorante carriera Navratilova ha vinto 18 titoli del Grande Slam in singolare, 31 in doppio femminile e 10 in doppio misto. È stata numero uno del mondo in singolare per un totale di 331 settimane e in doppio per 237 settimane. La rivalità con Chris Evert è considerata una delle più grandi nella storia del tennis.
Il tennis femminile «è molto più internazionale di prima anche grazie all’avvento di internet e alla presenza sempre maggiore di tennis in tv. Ma resta difficile per le tenniste trovare sponsor. In più ci sono ancora nazioni in cui le ragazze non possono praticare sport e questo riduce le occasioni di sponsorizzazione e il mercato rispetto al tennis maschile. Siamo comunque in buone mani, e sono felice di far parte ancora di questo mondo.» Da un’intervista rilasciata a SuperTennis.
L’attivismo e la lotta per i diritti
Nel 1981 il New York Daily News pubblicò un’intervista in cui Martina Navratilova dichiarava di essere bisessuale. Lei aveva rilasciato quell’intervista a patto che non venisse pubblicata subito, ma solo quando si fosse sentita pronta. Purtroppo, la redazione non tenne fede alla promessa e lei fu colta di sorpresa davanti a quel coming out forzato.
Dopo il suo ritiro dalle competizioni Navratilova è diventata un’attivista per i diritti LGBTQ+, per i diritti dei bambini in difficoltà e per quelli degli animali. Recentemente ha raccontato di aver sconfitto il cancro per la seconda volta. La sua carriera sportiva e il suo impegno nel sociale l’hanno resa una delle figure più ammirate e rispettate nel mondo dello sport.
Erna Corsi
Foto in alto: di Bob Martin da Supertennis.tv
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