Berthe Morisot, la donna oltre il consueto dell’impressionismo

Berthe Morisot, autoritratto
Artista che riuscì a vivere la sua pittura e dipingere la sua vita: «La mia ambizione si limita al desiderio di catturare qualcosa di fugace.»

La presenza della figura femminile nel passato è una continua scoperta per me. Trovo sempre nuove eroine, nuove storie di donne coraggiose che si sono distinte per aver cercato di affermarsi in ambiti ritenuti esclusivi degli uomini. Chissà quante di loro non sono menzionate, sono accantonate o non prese in considerazione solo per il fatto di essere donne.

L’incontro con Berthe Morisot è avvenuto mentre ero alla ricerca di materiale per la rubrica di poesia. Oggi, quindi, vi parlo di questa donna oltre il consueto, anima femminile dell’impressionismo. Per fortuna però non fu la sola, a lei si unirono anche Eva Gonzalès e Mary Cassatt. Per la prima volta queste pittrici fecero gruppo condividendo le loro aspirazioni. Il giornalista e critico Gustave Geoffroy le chiamò «les grandes dames de l’Impressionnisme».

Le sue doti di artista sono tiepidamente ricordate. La sua lapide, nel cimitero di Passy, nei pressi di Parigi, riporta una sola scritta: «Berthe Morisot, vedova di Eugène Manet.» Nessun riferimento alla sua carriera di artista, meritevole sicuramente di un cenno, oltre che per le splendide opere che ci ha lasciato, anche per essere riuscita a entrare in un gruppo di pittori esclusivi: gli Impressionisti.

Berthe Morisot (1841-1895) nasce in una famiglia alto-borghese, comincia a dipingere in tenera età, insieme alla sorella Edma, e non smetterà mai. Cresce in un ambiente colto; la madre, donna elegante e di grande cultura, resasi conto delle doti delle figlie permette loro di frequentare le lezioni di Joseph-Benoit Guichard – maestro d’arte dell’epoca – ­il quale, riconoscendo il talento delle ragazze, scrive al padre: «Considerato il carattere delle vostre figlie, il mio insegnamento non le doterà di piccoli risultati da salotto: diventeranno pittrici. Si rende conto di cosa significa? Nel suo mondo dell’alta borghesia questo sarà rivoluzionario, direi addirittura catastrofico. È sicuro che non maledirà il giorno in cui l’arte, ammessa nella sua casa, ora così rispettabile e pacifica, diventerà l’unico arbitro della sorte delle sue due figlie?»

Il passo successivo per diventare artista avrebbe dovuto essere la frequenza dell’École des Beaux-Arts di Parigi, che sfortunatamente però non accetta le donne. Berthe non si perde d’animo, e cura la sua passione con determinazione e coraggio sfidando apertamente i canoni dell’epoca, perseguendo la sua strada personale.

«E chi dice che poiché son donna dovrei negarmi al colore, al miracolo della luce, al pennello e alla tavolozza? Perché mai il mio genere dovrebbe essere una condanna? Perché non dovrei meritare di vivere secondo le mie attitudini e il mio amore per l’arte? Per quale ragione esser femmina dovrebbe significare tutto questo?»

Visita più volte il Louvre, dove può esercitarsi copiando i classici. Ed è proprio al Louvre che nel 1868 conosce Édouard Manet. Tra i due nasce un’amicizia che presto si trasforma in collaborazione, condivisione d’ideali e infine parentela quando, nel 1874, Berthe sposa Eugène, il fratello di Édouard. Di quest’ultimo diviene modella e musa per un lungo periodo e sembra che tra i due fosse nata una storia d’amore di cui però non ci sono dati certi. Ciò che è palese sono i numerosi ritratti che Manet le fece.

Berthe  Morisot fu una donna ribelle e tenace con in testa l’idea di un’emancipazione che per il tempo in cui è vissuta era un’utopia. Una donna non poteva fare l’artista, doveva sposarsi e mettere su famiglia. Invece lei voleva fare la pittrice impressionista, voleva dipingere. Anche dopo il matrimonio continuò a firmare le sue opere con il suo nome da nubile per affermare ulteriormente la sua indipendenza.

Grazie alle sue doti, riuscì a entrare in un ambiente esclusivo e a diventare amica di tutti gli impressionisti al punto che la sua presenza venne ritenuta necessaria nei salotti di pittori e scrittori dell’epoca. Degas dirà di lei: «Troviamo che il nome e il talento di Berthe Morisot siano troppo affari nostri per poterne fare a meno.»

Nel 1982 tiene la sua prima personale alla Galleria Bussod e Valadon di Parigi ricevendo un grande riconoscimento per un artista ancora in vita e oltretutto donna. Negli ultimi anni della sua vita godette della fama che meritava. Insomma, una storia a lieto fine quella di Berthe Morisot una donna che è riuscita a imporsi e a trasformare le difficoltà della sua esistenza in dipinti meravigliosi che ancora oggi possiamo ammirare.

Debora Menichetti

Foto in alto: Berthe Morisot, autoritratto

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