Olympe de Gouges: «La donna nasce libera e ha uguali diritti all’uomo»

Olympe de Gouges
Vissuta durante la Rivoluzione francese, si batte affinché alle donne vengano riconosciuti gli stessi diritti degli uomini.

Triste fine quella di Olympe de Gouges, ghigliottinata per aver dimenticato le virtù che convenivano al suo sesso. Nel 1789, in Francia, durante la Rivoluzione, fu emanata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino in cui venivano elencati i diritti fondamentali del cittadino. Il testo è di grande importanza in quanto vi vengono riconosciuti quei diritti naturali e sacri dell’uomo  che saranno considerati validi sempre negli anni a venire. L’importanza del testo è testimoniata anche dal fatto che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo prenderà a modello per la Dichiarazione universale dei diritti umani adottata nel 1948.

Ma è la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, con la O finale. Dei diritti delle donne non se ne fa menzione. Ed è qui che interviene Olympe de Gouges (1748 – 1793), nata Marie Gouze. Due anni dopo la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino pubblica la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, in cui, trascrivendo il testo del 1789 completamente al femminile, difende i diritti delle donne e invoca l’uguaglianza giuridica dei due sessi, cosa che la Rivoluzione francese aveva “dimenticato” di fare.

Olympe de Gouges è una scrittrice prolifica. Rimasta vedova con un figlio piccolo, deciderà di non sposarsi mai più, definendo il matrimonio «la tomba della fiducia e dell’amore». Trasferitasi a Parigi con il bambino, inizia a frequentare salotti e dibattiti politici; amante del teatro, si dedica con passione alla stesura di pièce teatrali con le quali cercherà di sensibilizzare l’opinione pubblica ai problemi sociali del tempo. Famoso è il suo L’Esclavage des nègres con il quale affronta il problema della schiavitù e ribalta l’immagine esotica che al tempo si aveva delle popolazioni di colore, che sotto la penna di Olympe si rivelano per quello che sono: vittime di un’oppressione che non ha giustificazioni. Ma oltre al problema della schiavitù, Olympe de Gouges si batte anche per i diritti dei poveri, degli orfani, degli anziani, proponendo soluzioni di grande modernità: da un sistema di protezione per i bambini alla costruzione di alloggi per i meno abbienti e i mendicanti.

È il suo Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina che fa di lei una moderna femminista: lei sostiene che le donne hanno le stesse capacità degli uomini e come tali sono perfettamente in grado di assumersi responsabilità e compiti tradizionalmente riservati agli uomini; inoltre, entrambi i sessi devono poter godere degli stessi diritti sia civili che politici e alla donna devono essere restituiti quei diritti che le sono stati sottratti dal pregiudizio. Nel primo articolo della sua Dichiarazione si legge infatti: «La donna nasce libera e vive uguale all’uomo nei diritti. Le restrizioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune».

Ma la Rivoluzione francese ha ignorato le donne, e le proteste di Olympe diventano presto scomode. Ha solo quarantacinque anni quando sale sulla ghigliottina, seconda donna dopo la regina Maria Antonietta, accusata di «voler essere un uomo di Stato e di aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso». La sua opera però non verrà ghigliottinata con lei: sarà ristampata e servirà da ispirazione per le generazioni contemporanee e future che si ispireranno ai suoi scritti nel rivendicare per la donna gli stessi diritti dell’uomo.

Paola Gradi

Immagine in alto: ritratto di Olympe de Gouges

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