Francesco Guccini ci ha lasciatə, ma le sue parole non lo faranno mai

Francesco Guccini
Le canzoni scritte e interpretate per mezzo secolo dal “Maestrone” emiliano sono state un faro per più di una generazione. 

Lo scorso 6 agosto (2026) Francesco Guccini è morto all’età di 86 anni. Da parecchio tempo non cantava più in pubblico ma la potenza dei suoi testi ha mantenuto sempre ampio il suo seguito. Laureato in filosofia e anarchico convinto, ha saputo guardare intorno a sé con lucidità, senza aver paura di mettere in discussione ogni scelta.

«Io sdraiato sull’ erba verde fantastico piano sul mio passato,
ma l’età all’ improvviso disperde quel che credevo e non sono stato»
Lettera (1996)

Le sue canzoni per me sono state ninnananna quando ero piccola, colonna sonora dei pomeriggi dopo scuola e poi ispirazione per le scelte importanti della vita. Nella sua illuminata visione del mondo non esistono differenze tra gli esseri umani. Canzoni di lotta di classe come La locomotiva, una delle più celebri, si alternano alle parole intime che possiamo trovare in testi come Incontro. La parità di genere per Francesco Guccini era importante e l’ha sempre considerata scontata nella vita come nei suoi testi. Come avrebbe voluto quella fra le classi sociali. Lo ricordiamo con alcune delle sue parole dedicate alle donne. 

«Non lo sapevi, ma cosa hai sentito
Quando lo schianto ti ha uccisa
Quando anche il cielo di sopra è crollato
Quando la vita è fuggita
Quando la vita è fuggita»
Canzone per un’amica (1968)

«Povera amica che narravi dieci anni in poche frasi
Ed io i miei in un solo saluto
Incontro (1972)

«Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
Io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perché,
Ma tu non sei cambiata di tanto e se cos’è un orgasmo ora lo sai
Potrai capire i miei vent’anni allora, i quasi cento adesso capirai…»
Eskimo (1978)

«Stefania era bella, Stefania non stava mai male
Ma è morta di parto gridando, in un letto sudato d’un grande ospedale
Aveva vent’anni, un marito e l’anello nel dito
Mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro inciampava nei denti»
Venezia (1981)

«La luce è andata ancora via, ma la stufa è accesa e così sia,
A casa mia tu dormirai, ma quali sogni sognerai
Con questa luna che spaccherà in due le mie risate e le ombre tue,
I miei cavalli ed i miei fanti, il tuo Hesse sordo ed i tuoi canti,
Tutti i ghiaccioli appesi ai fili, tutti i miei giochi e i tuoi monili,
I campanili, i pazzi, i santi e l’allegria.»
Balckout (1981)

«Ma nel gioco avrei dovuto dirle: “Senti, senti, io ti vorrei parlare”
Poi, prendendo la sua mano sopra al banco: “Non so come cominciare
Non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi, vieni, andiamo, andiamo via”»
Autogrill (1983)

«Ma poi chi ha detto che tu abbia ragione
Coi tuoi “Also Sprach” di maturazione
O è un’illusione pronta per l’uso
Da eterna vittima d’un sopruso
Abuso d’un mondo chiuso e fatalità.
Ognuno vada dove vuole andare
Ognuno invecchi come gli pare
Ma non raccontare a me che cos’è la libertà»
Quattro stracci (1996)

Erna Corsi

Foto in alto: Francesco Guccini – da www.la7.it

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