Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #205

Gisella Sitta - Pillole di femminile
Oggi vi presentiamo Otto euro, racconto di Gisella Sitta. Ritrovarsi in un Ferragosto in città, di notte, lavando la macchina.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Partecipa alla nuova call: cerchiamo nuove voci per le nostre pillole. Invia il tuo racconto entro il 31 agosto 2026.

OTTO EURO di Gisella Sitta

Agosto in città sa di catrame. Lo senti appena apri la finestra e l’aria non si muove.

Oggi è il 15 di agosto.

Io ci sono rimasta, in città.

Perché non ho soldi e perché, tanto, dove dovrei andare da sola?

Disoccupata da quattro mesi. Separata da sei.

Guardo quella che è stata la nostra camera. Nell’angolo ci sono ancora un paio di scatole con le sue cose. Ma soprattutto, in quell’angolo, c’è l’enorme vuoto che sento. Troppo vuoto.

Come la città, del resto, che se urli ti risponde l’eco delle rotonde. Ma tanto io non urlo.

Non mi serve urlare perché non mi sente nessuno. O forse la verità è che non ne ho più la forza.

Mi viene in mente che ho l’auto da lavare. Non riesco a smettere di pensarci. Un tempo lo faceva lui. Sono passati mesi dall’ultima volta e ora la macchina è davvero indecente.

L’autolavaggio self-service di Via Rivoli è sempre aperto, quindi, anche se sono le due di notte poco importa. Poco importa anche se è Ferragosto, perché l’autolavaggio non va in vacanza.

Come me, quest’agosto.

Arrivo al lavaggio silenzioso e deserto. Sono completamente sola.

Ho lasciato a casa anche i sensi di colpa. Finalmente.

Infilo l’auto nell’apposito spazio. Prendo tre gettoni: mi costano sei euro.

Programma uno: schiuma. Premo e parte.

Comincio a insaponare la Clio. E dentro quella schiuma ci riverso tutto: la separazione firmata a marzo, il colloquio in cui mi hanno detto che cercavano un maschio giovane, l’amica che mi accusa di rimuginare troppo, consigliandomi di fare un bel viaggio, i miei genitori che continuano a chiedermi se sono certa che la colpa non sia mia. Ci infilo tutto. Ogni cosa.

L’auto è completamente bianca. Anch’io mi sento bianca. Come se fossi stata cancellata.

Programma due: risciacquo. Premo e parte.

L’acqua è gelida. Mi bagno i piedi e provo una sensazione piacevole. Piano piano sciacquo via tutta la schiuma. La guardo scivolare sull’asfalto e sparire nello scarico. Con essa la rabbia. E il vuoto.

Programma tre: brillantante. Sembra una promessa.

Lo passo e la Clio torna lucida come quando era nuova. Io, invece, sono uno straccio. Bagnata, spettinata e struccata. Ma per la prima volta da tanto non me ne importa nulla. Vado al distributore delle bibite e ci infilo due euro, ne esce una Coca-Cola. La alzo verso il cielo buio e brindo:

«Buon Ferragosto, Giulia.»

Risalgo in auto, che odora di pino silvestre, e per la prima volta da marzo me ne torno a casa senza dover rendere conto a nessuno. Nemmeno a me stessa. Soprattutto a me stessa.

La città dorme ancora. Senza traffico, senza gente. È bellissima così, quando non ti chiede niente e quando tu niente hai da dirle.

Arrivo a casa, salgo di corsa i due piani di scale. Apro la porta. Le scatole sono ancora lì. Ma l’enorme vuoto è sparito. Guardo meglio e ci vedo far capolino una consapevolezza piccola, minuscola, quasi insignificante ma con l’intenzione di crescere e di diventare grande.

A Ferragosto non sono andata al mare e non ho fatto il pic-nic. A Ferragosto ho speso otto euro.

Ho scoperto che, per sentirmi nuova, non mi servivano il mare e la spiaggia. Mi bastavano l’acqua gelida e la schiuma di un autolavaggio self-service. Di notte. Da sola.

Forse è poco.

O forse è tutto.

Gisella Sitta

Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi

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Gisella Saitta otto euroGisella Slitta: «Nata a Soave nel 1971, sono cresciuta tra colline e vigneti, in un luogo che mi ha insegnato ad amare le storie di paese e le piccole cose capaci di lasciare un segno. Da oltre vent’anni vivo a Verona, una città che considero casa, anche se nel cuore porto ancora il mio vecchio borgo e i ricordi che hanno accompagnato la mia crescita.
Ho una formazione artistica alle spalle, ma da sempre la mia vera passione è fatta di libri, parole e racconti. Ho sempre letto molto, spaziando tra generi diversi, perché ogni storia ha qualcosa da insegnare e ogni autore offre uno sguardo nuovo sul mondo.
Scrivere è stato per anni un gesto intimo, un modo per dare forma ai pensieri, custodire ricordi, osservare la realtà e immaginare ciò che ancora non esiste. Fino a oggi quelle pagine sono rimaste nel cassetto. Ora ho deciso di condividerle e naturalmente, sarò felice di conoscere le vostre impressioni.»

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