Road Trippin’ e i migliori dieci album per una vacanza on the road

Road Trippin
L’estate è la stagione dei lunghi viaggi e del tempo lento. Le scuole chiudono i battenti, si dimenticano i ritmi serrati e ognuno sceglie la vacanza in cui si riconosce.

Tra le lucertole da spiaggia, i temerari in alta quota, i fanatici dei villaggi tematici, c’è chi preferisce l’esperienza on the road. Per affrontare i chilometri in auto la musica diventa una componente essenziale, quasi un’altra compagna di viaggio. Ecco, quindi, una lista di dieci album no-skip, da ascoltare dall’inizio alla fine. Le scelte includono qualche classico del road trippin’, una novità e delle gemme preziose degli ultimi decenni.

Innervisions – Stevie Wonder (1973)

Per la partenza occorre qualcosa di ritmato, quindi rivolgo l’attenzione a uno dei pezzi grossi del Soul. Cieco dalla nascita, orfano, vittima di un grave incidente stradale, Stevie Wonder è la dimostrazione vivente che il talento vince su tutto. Innervisions è un disco incredibile in cui l’artista suona tutti gli strumenti, mischiando bossa nova e funky da maestro. Tra i pezzi, che sono tutte ipotetiche hit, segnalo Higher Ground e Don’t you worry ‘bout a thing.

The Bends – Radiohead (1995)

Siamo ancora all’inizio del viaggio e ci serve una pietra miliare per ribadire quanto i Radiohead abbiano scritto alcune delle canzoni più importanti dei nostri tempi. Nel bel mezzo degli anni ‘90 le chitarre sono anche qui in grande evidenza, ma la voce di Thom Yorke è una carezza per l’anima. Etichettarlo come disco brit pop è assolutamente riduttivo, qui ci sono ballate oscure, psichedelia, richiami al folk degli anni’60, insomma a distanza di trent’anni questo album resta sorprendente. Da cantare a squarciagola: Fake Plastic Tree, Street Spirit (Fade Out) e Black Star.

Deja Vu – Crosby Stills Nash & Young (1970)

Da un classico all’altro, Deja Vu è uno dei migliori dischi della musica rock e raccoglie i talenti di David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash e Neil Young, tra genio, sregolatezza e armonie vocali indimenticabili. Esce l’11 marzo 1970, l’arrivo di Young porta maggiore compattezza al reparto chitarre, ma è la fusione delle voci degli artisti a lasciare un segno indelebile e a superare i limiti del tempo. Sono canzoni figlie del ’68, di un’attitudine hippie tipicamente californiana che ci catapultano in tempi in cui un mondo migliore sembrava possibile. Ogni traccia è a suo modo un capolavoro, dalla corale Carry On, alla dolce Our House, all’evocativa Teach Your Children, alla ruvida Almost Cut My Hair.

Ladies of the Canyon – Joni Mitchell (1970)

Nello stesso anno del supergruppo esce il lavoro che celebra Joni Mitchell come la più importante cantautrice del secolo scorso. Si tratta di Ladies of the Canyon. Il disco è interamente scritto e prodotto da lei, anche la splendida copertina è un’opera d’arte pittorica scelta dall’artista. Infatti, in tutti i brani la Mitchell dipinge quadri del suo immaginario folk, con testi poetici e melodie sognanti. Tra le tracce c’è Woodstock, la canzone che raccoglie le emozioni del più grande raduno rock della storia.

Joni la scrive attraverso i racconti entusiastici dell’allora fidanzato Graham Nash, che si era esibito davanti a quella folla oceanica. Stephen Stills intuisce la potenza del brano e lo trasforma in una brillante versione elettrica, che viene inserita in Deja Vu (vedi sopra) ed esce un mese prima di Ladies of the Canyon. La canzone originaria della Mitchell resta acustica e viene cannibalizzata dal super gruppo, ma va assolutamente rivendicata la proprietà della cantautrice. Le tracce comprendono gemme assolute del folk, come Rainy Night House e The Circle Game.

Disintegration – The Cure (1989)

A metà di questo ipotetico viaggio è tempo di un’altra pietra miliare. Il 2 maggio 1989 i The Cure pubblicavano Disintegration, siamo al culmine del loro percorso artistico. Oggi stanno affrontando un tour mondiale, passato anche da Firenze qualche settimana fa, dove hanno dimostrato di essere ancora una delle band più rilevanti dei nostri tempi. Robert Smith non è solo un’icona, ma è un cantante formidabile, capace di trasportare folle oceaniche nel suo mondo emotivo e malinconico. Tra le tracce di Disintegration troverete la canzone d’amore definitiva, Lovesong, pensata come regalo di matrimonio per la moglie Mary. Non esistono parole più vere di queste per descrivere la semplicità di un sentimento autentico, non a caso è arrivata ai vertici delle classifiche di tutto il mondo.

You seem pretty sad for a girl so in love – Olivia Rodrigo (2026)

Se viaggiate con un’adolescente, per non perderne la compagnia, fatele una concessione interessante con una nuova uscita e ritroverete anche Robert Smith. Si tratta di una delle reference più importanti per la giovane stella del pop Olivia Rodrigo, che realizza uno dei suoi sogni coinvolgendo l’artista inglese nel duetto What’s wrong with me. L’album, recentissimo, You seem pretty sad for a girl so in love, rappresenta una decisa crescita artistica per la Rodrigo. Sono canzoni che parlano d’amore senza favole o tragedie e passano dall’entusiasmo iniziale al timore di una dipendenza affettiva. Non c’è la sensazione che l’amore possa essere una cura, anzi dai suoi testi emergono tutti i limiti della tossicità ed è una visione decisamente condivisa dalla sua generazione. Tra le tracce apprezzerete Purple, arricchita da una produzione interessante tra cambi di ritmo e tensioni emotive.

Fleetwood Mac – Fleetwood Mac (1975)

Restando in tema di girl power, rispolveriamo l’album della consacrazione definitiva della band di Stevie Nicks. Meno celebre del premiatissimo Rumors, esce l’anno prima e tra i fans è ricordato come l’album bianco, per distinguerlo dal primo Fleetwood Mac di inizio carriera. Prima del 1975, i Fleetwood Mac erano guidati dal batterista Mick Fleetwood e dai coniugi John e Christine McVie. Dopo l’addio del chitarrista Bob Welch alla fine del 1974, Mick Fleetwood ascoltò per caso un brano del duo acustico composto da Lindsey Buckingham e Stevie Nicks. Rimasto folgorato dal loro talento, li invitò a unirsi ufficialmente alla band e la storia cambiò per sempre. Tra le tracce segnalo Landslide, se non la conoscete vi costringerà a molti riascolti immediati, oppure vi riporterà alla mente molte colonne sonore, da Stranger Things a South Park.

Up – R.E.M. (1998)

Potrebbe capitarvi di viaggiare anche di notte, la canzone che descrive perfettamente il mondo di chi vive e dorme solo di giorno è Daysleeper dei R.E.M., inserita in Up. Si tratta di un album che divide il pubblico della band di Athens, o lo si ama o lo si detesta (se si trova qui sapete da che parte sto). Primo disco dell’epoca post Bill Berry alla batteria, è per una raccolta di ballate evocative e adatte a un lungo viaggio. Micheal Stipe parla, con il solito stile enigmistico, dei limiti dell’uomo, ma anche delle sue grandi potenzialità, di sogni e libertà. Segnalo At my most beautiful, uno degli episodi più romantici del repertorio dei R.E.M. che racconta l’amore attraverso sguardi silenziosi che dicono tutto.

Yankee Hotel Foxtrot – Wilco (2003)

Yankee Hotel Foxtrot è il quarto album in studio dei Wilco, la critica lo considera il loro capolavoro assoluto. Jeff Tweedy scrive con un eclettismo e una fluidità notevole; la potenza di queste canzoni ha superato l’ottusità della Warner che aveva rifiutato di pubblicare il lavoro. I Wilco non si persero d’animo e rilasciarono queste tracce gratuitamente sul loro sito web. L’entusiasmo dei fans portò la major a ricredersi e Yankee Hotel Foxtrot diventò il più grande successo commerciale della band americana. Musicalmente, segna il definitivo distacco dalle radici alt-country e sceglie sperimentazioni sonore, psichedelia e qualche rimando al jazz. La scaletta comprende un gioiello pop come Jesus, Etc., da cantare insieme ai vostri compagni di viaggio, se state arrivando alla meta. Ricordo la possibilità di ascoltare i Wilco dal vivo a Mantova martedì 1° settembre nella splendida cornice dell’Esedra di Palazzo Te.

Western Stars – Bruce Springsteen (2019)

I nostri ascolti e il nostro viaggio si concludono con l’ascolto intero di questo capolavoro della vecchiaia del Boss. Si tratta del diciannovesimo disco della star americana ed è ispirato a tutto il suo immaginario letterario e cinematografico. In questo disco Springsteen suona con un’intera orchestra e canta testi bellissimi, scandagliando a dovere il tema del viaggio. Western Stars ritrae diversi scenari tipicamente U.S.A., tra strade sabbiose, città solitarie e motel abbandonati. Il viaggiatore vede le contraddizioni di un american dream ormai infranto e cerca qualche luce di speranza tra le stelle dell’ovest. Tra le tracce segnalo l’ultima strepitosa Moonlight Motel, la calda voce di Springsteen vi accompagnerà a destinazione, avvolgendovi nella bellezza di una ballata perfetta.

Buon viaggio e buon ascolto!

Playlist

Stevie Wonder – Higher Ground

Joni Mitchell – Woodstock

Wilco – Jesus, Etc.

Elena Castagnoli

Foto in alto da unsplash.com/it/@averieclaire queenztheshow.com

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