Oggi vi presentiamo Pugni chiusi, racconti di Marina Cristani. Il primo bacio, il cuore che batte, la scoperta dell’amore eterno.
Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Partecipa alla nuova call: cerchiamo nuove voci per le nostre pillole. Invia il tuo racconto entro il 31 agosto 2026.
PUGNI CHIUSI di Marina Cristani
Pugni chiusi non ho più speranze
in me c’è la notte più nera
Occhi spenti nel buio del mondo
per chi è di pietra come me
Pugni chiusi…
perduto per sempre!
Non ha più ragione la vita
La mia salvezza sei tu
sei l’acqua limpida per me
il sole tiepido sei tu amore
torna
torna qui da me
Pugni chiusi non ho più speranze
in me c’è la notte più nera
Viene l’alba
e un raggio di sole disegna il tuo viso per me
Mani giunte
tu sei qui con me
e abbraccio la vita con te
Questa canzone risveglia sempre il ricordo del primo bacio: credevo fosse una canzone d’amore; invece, ho scoperto molto più tardi che era contro la guerra, ma allora non lo sapevo.
Avrò avuto tredici anni, mare in vacanza – quelle ancora lunghe, un mese nell’appartamento in affitto, non chiedetemi dove, credo Riccione o Rimini – con la nonna, un classico degli anni pre ‘70
L’anno delle prime mestruazioni, con quei peli che crescevano con mio orrore, quel non sapere cosa mi stesse succedendo. In quel tempo non così lontano quando non si parlava nemmeno in famiglia di “certe cose”, lasciandoti nella convinzione che stesse succedendo solo a te, e la sensazione di sporco, di anormale.
Per fortuna che esistono le altre ragazze, che magari ridendo ti spiegano succintamente tutta la faccenda. Le parenti invece ti informano che anche con un bacio ora potrai rimanere incinta!
L’educazione sessuale e sentimentale in poche parole…
E comincia uno strano desiderio, lo sbirciare i ragazzi, sentirsi addosso lo sguardo di qualcuno e desiderare vicinanza.
Pian piano si è avvicinato questo spilungone, prima invitandomi a giocare col suo gruppo – un folto assembramento di parenti e amici di vecchia data con cui divideva la vacanza – e tra una pallavolo e un finto tennis siamo arrivati a darci appuntamento la sera per un gelato in spiaggia.
Si facevano piccoli falò in riva al mare. C’era sempre quello con la chitarra, i più grandi con le birre, i più giovani con gazzose e gelati. In cerchio all’inizio, poi a poco a poco qualche coppia si allontanava, e si nascondeva dietro le sdraio e i lettini a pomiciare come non ci fosse un domani.
Intanto lo spilungone mi corteggiava con delicatezza, raccontandomi di sé, di come avrebbe voluto il suo futuro e altro che onestamente non ricordo. Troppi anni ormai si sono depositati su quella canzone.
Tra una e l’altra parola un giorno siamo arrivati al primo bacio, per me proprio il “primo”!
E lì ho capito che di quei baci ne volevo tantissimi, che lo avrei amato per tutta la vita. Che ero grande, pronta ad avere una famiglia con mille figli, la casetta in Canadà, e io e lui stagliati su tramonti da film.
Quel bacio aveva la colonna sonora di Pugni chiusi, canzone che mi è rimasta incisa nel cuore e nella mente per sempre. Praticamente ha indirizzato i miei gusti musicali e mai abbandonati.
Di vacanza ne rimaneva una quindicina di giorni, e noi continuavamo a baciarci in ogni dove. Sembravamo la coppietta di Peynet, eterni innamorati e circondati da nuvolette di cuore e amore.
Ci giuravamo di scriverci, di ritrovarci appena possibile.
Che tenerezza per quei tempi lì!
Ma non avevo fatto i conti col desiderio, il tumulto ormonale sconosciuto e inaspettato aveva appena creato un mostro. Scoprire che potevo interessare ai maschi mi aveva gasato, mi rendeva attenta e sensibile agli sguardi, e mi piaceva! Oh, come mi piaceva!
Il mostro nuovo di zecca, spasmodicamente desideroso di attenzioni, mi ha condotto senza alcun pensiero al primo tradimento. Un amico dello spilungone mi ha serenamente baciato, senza il minimo rimorso verso il compagno, e nemmeno il mio.
Anche il tradimento ha una colonna sonora, sempre di quei tempi, Il vento dell’est: il profumo dei capelli tuoi…
È stato solo un bacio, ma ha creato il primo dubbio sull’amore eterno, ha dato spazio a non considerare eterno nessun legame.
Quindi? Quindi con lo spilungone siamo andati avanti fino all’ultimo giorno, promettendoci nuovamente che saremmo stati insieme per la vita: mentivo? Forse anche no, magari allora ci credevo davvero, nonostante la prova di non aver avuto scrupoli a baciare un altro (il bacio lo consideravo il massimo della prova d’amore, non osavo ancora immaginare il resto della faccenda).
Ci siamo scritti: letterine d’amore acerbo, poi pian piano son diventate cartoline, poi all’ultima non ho più risposto. Crudelmente ho tranciato i suoi sogni, o forse ho solo agevolato l’affrontare la realtà di un piccolo amore estivo
Stranamente poi al mare negli anni seguenti non ho più avuto qualche nuovo amore estivo. Poi son finiti i tempi delle vacanze in famiglia, le storie son diventate diverse, ho capito che i baci non erano abbastanza.
Ora che son finiti i falò sulla spiaggia, i tipi con la chitarra, ora che non riuscirei più a nascondermi dietro una sdraio, mi resta solo una canzone a ricordarmi l’ingenuità e la bellezza cruda del primo esperimento d’amore “eterno”
Marina Cristani
Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi
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Marina Cristani: «Sempre difficile fare una breve biografia, perché la lunghezza del tempo trascorso è “tanto”. Sono del 1954, nata a Verona, e traslocata in varie zone della provincia per approdare a San Giovanni Lupatoto definitivamente. Venendo da un’epoca in cui cambiare lavoro era facile come bere un bicchiere d’acqua, ho cambiato molti bicchieri, per poi stabilizzarmi nel sociale, come OSS e come operatrice di comunità. Ho iniziato a scrivere prestissimo, ma mi son decisa a espormi dopo il pensionamento.
Due pubblicazioni – una ironica e leggera che descrive un anno di lockdown casalingo Spezzatino a colazione e cavoli a merenda, l’altra invece un impegnativo piccolo libro sulle molestie sessuali sui minori, in parte autobiografico (purtroppo!) e in parte raccogliendo testimonianze di altre persone Il tocco dell’uomo nero – uso il tempo liberissimo da pensionata in varie piccole attività culturali, e tentando di fare pure l’attrice; casalinga sgarruffata, caotica, e sempre alla ricerca di complicarmi la vita. Ecco!».

