Un graphic novel e un podcast che, satira e memoria, raccontano visibilità e lotta della comunità LGBTQ+, smontando gli stereotipi.
La mia proposta per questo venerdì è Cinzia, scritto e disegnato da Leo Ortolani, pubblicato da Bao Publishing nel 2018. Questo graphic novel nasce da una delle figure secondarie più iconiche di Rat-Man, la serie che ha consacrato l’autore. Il racconto trasforma una semplice “macchietta” in una protagonista sorprendentemente profonda. Tra ironia, emozione e critica sociale, Ortolani costruisce una storia che parla di amore, identità e desiderio di essere accettati. Il risultato è la creazione di una vita vera per quella che sembrava essere soltanto la caricatura di uno stereotipo.
Cinzia ha da poco lasciato alle spalle l’identità di Paul e si è trasferita in un luogo dove nessuno conosce il suo passato. La narrazione non si sofferma sui legami con l’universo di Rat-Man. Al contrario, si concentra sul percorso di una persona che sta ridefinendo sé stessa alla ricerca del proprio posto nel mondo. Attraverso la sua vita quotidiana seguiamo un cammino costellato di difficoltà all’apparenza comuni. Sotto il peso di un pregiudizio radicato e sistemico, però, queste sfide si trasformano in ostacoli enormi.
Se avete già letto qualcosa di Leo Ortolani, conoscerete sicuramente i due tratti distintivi del suo lavoro: lo stile grafico personalissimo e un’ironia dissacrante che fa ridere fino alle lacrime. Tra le pagine di questo graphic novel ritroviamo entrambe queste qualità, che i fan dell’autore riconosceranno subito. A queste si aggiungono però momenti di riflessione e di profonda tenerezza, capaci di sorprendere ed emozionare.
Come racconta se stessa Cinzia? «Ho smesso da tempo di spiegare alla gente. Tanto la gente vede quello che vuole vedere. E, quando mi guardano, io so cosa vedono. Una macchia. Una macchia scura sul vestito della loro realtà. Una macchia da cancellare. Fortunatamente, sono una persona che non se la prende».
La “macchia” è uno dei simboli più significativi attorno a cui si sviluppa il racconto. Pur non occupando sempre il centro della scena, accompagna l’intera vicenda e diventa una metafora dello sguardo sociale rivolto a chi viene percepita come diversa rispetto alle norme considerate dominanti. Cinzia si confronta continuamente con la sensazione di essere identificata innanzitutto come una persona transgender, mentre tutto il resto della sua persona passa in secondo piano. In questo senso, la macchia rappresenta l’etichetta che gli altri le attribuiscono, un segno apparentemente indelebile che finisce per oscurarne la complessità, i desideri e le aspirazioni. Non si tratta di una caratteristica intrinseca della protagonista, ma di una costruzione esterna, il prodotto di pregiudizi e stereotipi che la società proietta su di lei, trasformando la differenza in uno stigma.
Ortolani evidenzia come gran parte degli ostacoli che Cinzia incontra non siano legati alla sua identità, ma allo sguardo con cui viene accolta da chi la circonda: imbarazzo, discriminazione e curiosità morbosa che finisce per condizionare profondamente la sua esperienza quotidiana. Nei momenti in cui prende in considerazione l’idea di adattarsi alle aspettative altrui, sacrificandosi per ottenere accettazione, emerge tutta la forza dello stigma interiorizzato. Il percorso della protagonista assume così i contorni di un graduale processo di emancipazione dallo sguardo esterno. La sua crescita consiste nell’abbandonare le definizioni imposte dagli altri e nel rivendicare il diritto di essere riconosciuta per ciò che è. Il punto non è cancellare la macchia, ma sottrarle il potere di determinare il proprio valore.
«Va bene così. Perché una macchia si vede più indistintamente. E così scopri che non sei sola. Che di macchie ce ne sono tante. E io le amo tutte».
Cinzia riesce in un’impresa non semplice: racconta la discriminazione, l’identità e ricerca della felicità senza rinunciare al divertimento, creando una sensazione di dolceamara empatia verso una protagonista che si ostina a cercare il proprio posto nel mondo. Questa dimensione universale, rende Cinzia una delle opere più significative dell’autore e uno dei graphic novel italiani più interessanti degli ultimi anni.
In abbinamento con il fumetto di Leo Ortolani vi propongo Pride, podcast originale di Internazionale disponibile sulle principali piattaforme di ascolto e sul sito della rivista. Pubblicato a partire da giugno 2025, si articola in otto episodi che ripercorrono il cammino verso il primo World Pride di Roma del 2000, raccontando le battaglie del movimento LGBT+ italiano negli anni Novanta e le tensioni politiche, culturali e religiose che segnarono quell’esperienza.
Con le voci di Alberto Emiletti e Claudio Rossi Marcelli e la scrittura di Jonathan Zenti, realizzata in collaborazione con il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, la serie ricostruisce il clima sociale e politico dell’epoca attraverso testimonianze dirette, materiali d’archivio e interviste ai protagonisti. Ne emerge il racconto di un evento che spinse l’Italia a confrontarsi apertamente con questioni fino ad allora rimaste ai margini del dibattito pubblico.
Gli eventi raccontati culminarono con la parata del Pride dell’8 luglio 2000, che attraversò il centro della città e vide la partecipazione di duecentomila persone provenienti da molti paesi. Il World Pride suscitò un forte dibattito politico e religioso, anche perché si tenne durante l’anno del Giubileo del 2000, attirando l’opposizione di parte delle gerarchie cattoliche e di alcuni esponenti politici.
Nel corso degli episodi si alternano le testimonianze di figure centrali del movimento, tra cui Vladimir Luxuria, Franco Grillini, Nichi Vendola, Porpora Marcasciano e Imma Battaglia, le cui voci aiutano a ricostruire l’evoluzione del movimento LGBT+ in Italia. Pur affrontando questioni sociali e politiche complesse, il racconto mantiene un ritmo coinvolgente grazie a una struttura narrativa ben calibrata. Ogni puntata illumina un passaggio diverso della vicenda, dalle esperienze di coming out negli anni Novanta fino alle polemiche che precedettero il World Pride. Per chi non ha vissuto quel periodo, il podcast rappresenta un’occasione preziosa per conoscere periodo spesso poco raccontato nella storia contemporanea italiana. Buon ascolto e buon fine settimana!
Sara Simoni
Foto in alto: Leo Ortolani (da casavolontariato.org)
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