Un viaggio tra le penne femminili: Luciana Tufani riscrive la storia letteraria oltre ogni dimenticanza.
Non è una novità che la scrittura delle donne sia poco rappresentata nelle antologie. Infatti, nei ricordi scolastici di molti di noi, le scrittrici e le poete brillano per assenza. Spesso esse sono marginalizzate in poche pagine. Il volume Scrittrici italiane dal XIII al XXI secolo. Profili bibliografici (Luciana Tufani Editrice, 2025) si propone di cambiare questa realtà. L’opera vuole portare alla luce le penne femminili sconosciute o sottovalutate nei percorsi ufficiali di istruzione.
L’impegno di Luciana Tufani
L’autrice, Luciana Tufani, ha un lungo percorso nel mondo della cultura. Dopo la laurea in Chimica e l’insegnamento, nel 1980 ha fondato il Centro Documentazione Donna a Ferrara. Ha inoltre creato la casa editrice che porta il suo nome e la rivista Leggere Donna. Da sempre la studiosa adotta un approccio critico e femminista.
Uno strumento per la rivoluzione culturale
Nella premessa di Scrittrici italiane dal XIII al XXI secolo, Tufani chiarisce la volontà di sopperire a un’occasione mancata. La femminilizzazione della scuola avrebbe potuto garantire una rivoluzione culturale. Ciò avrebbe permesso di riconoscere il ruolo delle donne nelle diverse epoche, ma purtroppo non è successo. Per questo motivo, il volume nasce come strumento di lavoro divulgativo per chi insegna letteratura italiana. Tuttavia, esso rappresenta per chiunque una lettura sorprendente. Il testo comprende una storia della scrittura delle donne, una bibliografia e un indice dei nomi.
Dalle origini al Rinascimento
La parte più avvincente riguarda le scrittrici contestualizzate nella loro epoca, a partire dal Medioevo. In quel tempo, le autrici appartenevano a categorie privilegiate. Erano principalmente religiose o aristocratiche. Le prime potevano studiare, come dimostrano Angela da Foligno e Caterina da Siena. Delle aristocratiche rimangono invece poche tracce. Un esempio raro è Compiuta Donzella, di cui restano tre sonetti custoditi nel Codice Vaticano 3739.
Successivamente, nel Rinascimento, la presenza femminile diventa più massiccia. Un caso particolare è quello di Isabella d’Este. Tufani auspica che le sue lettere vengano pubblicate presto, poiché racchiudono elementi di grande interesse storico.
Le prime voci di difesa e l’epoca barocca
Nel ‘400 e ‘500 compaiono i primi scritti proto-femministi. Di Lucrezia Marinelli ricordiamo La nobiltà et eccellenza delle donne. Molto singolare è anche il caso di Moderata Fonte. Il suo dialogo Il merito delle donne è stato riscoperto dalle femministe del secolo scorso. Inoltre, è fondamentale ricordare Gaspara Stampa, considerata la maggiore poeta del ‘500.
Nel ‘600 si fanno sentire le voci commoventi delle monache. È il caso di Virginia Galilei, rinchiusa in convento per volontà del padre scienziato. Anche Arcangela Tarabotti denunciò la monacazione forzata, imposta dalla famiglia per preservare l’eredità dei fratelli.
Giornalismo e impegno risorgimentale
Nel ‘700 veneziano si rintracciano le prime editrici e giornaliste. Elisabetta
Caminer e Gioseffa Cornoldi Caminer diressero testate importanti per l’epoca. L’800 si apre poi con Paolina Leopardi, figura che ha affascinato molti romanzieri. Nella prima metà del secolo emerge anche Cristina Trivulzio di Belgioioso, fu una donna colta e impegnata attivamente nel Risorgimento italiano.
La cancellazione dal canone ufficiale
Nella seconda metà dell’800 le scrittrici italiane furono numerose. Eppure, nonostante fossero molto lette, i colleghi uomini cercarono di cancellarle dalla storia. Non potendo allontanarle dal mercato, le esclusero dal canone ufficiale. In questo elenco non possono mancare Ada Negri, Matilde Serao e Sibilla Aleramo. Arrivando al Novecento, troviamo la grande Anna Banti, non abbastanza valorizzata secondo l’autrice.
Il Premio Nobel e le eredità dimenticate
Nel 1926, Grazia Deledda ricevette il Premio Nobel per la letteratura. Questo riconoscimento suscitò molta invidia tra i colleghi, tra cui si distinse l’ostilità di Ungaretti. Tuttavia, dopo la morte, molte autrici sono state dimenticate. Tra queste figurano Anna Maria Ortese, Fausta Cialente e Alba de Céspedes. Una sorte leggermente migliore è toccata a Maria Bellonci, creatrice del Premio Strega.
Conclusione: completare il mosaico
Il percorso tracciato da Tufani arriva fino ai giorni nostri. Include grandi firme come Natalia Ginzburg e la compianta Michela Murgia. Si può affermare che questa antologia completi finalmente il canone letterario. Per troppo tempo le donne non hanno avuto accesso all’istruzione. Eppure, hanno sempre colto ogni opportunità per scrivere.
Laura Bertolotti
Foto in alto: Luciana Tufani
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