Saving Mrs Banks: nascita, lotte e conquiste delle suffragette inglesi

movimento suffragista - l'altro femminile
In Mary Poppins vediamo la signora Banks militare per il movimento suffragista, ma c’è stato ben altro oltre a fasce e marcette!

Tutti, prima o poi, abbiamo visto Mary Poppins. Il celebre film racconta l’arrivo di una tata un po’ magica nella casa della famiglia Banks, capace di portare fantasia e vitalità in un ambiente domestico che, dietro la facciata impeccabile, appare in realtà piuttosto freddo e grigio.

Tra i personaggi più curiosi della storia c’è la signora Banks. Ricca, elegante e perfettamente inserita nell’alta società londinese, è anche una convinta sostenitrice dei diritti delle donne. Nel film la vediamo spesso impegnata nelle attività del movimento suffragista, mentre la cura dei figli sembra passare in secondo piano – tanto che saranno proprio Mary Poppins e il mondo che porta con sé a guidare davvero la crescita dei piccoli Banks.

Questa rappresentazione non è casuale. Per molto tempo la figura della suffragista è stata raccontata proprio così: una signora dell’alta società che si dedica alla politica quasi per passatempo, più per spirito mondano che per autentica convinzione. Il personaggio della signora Banks riflette bene questo stereotipo. Anche la parola “suffragetta”, oggi comunemente utilizzata, nacque all’inizio del Novecento in Gran Bretagna come termine ironico e dispregiativo. Col tempo, però, le stesse attiviste decisero di appropriarsene e trasformarlo in un simbolo identitario.

La realtà del movimento suffragista britannico, tuttavia, era molto più complessa. Fin dalle sue origini, infatti, non si limitò a chiedere il diritto di voto per le donne, ma affrontò una vasta gamma di questioni sociali legate alla condizione femminile.

Una figura centrale di questa storia fu Millicent Fawcett, leader della National Union of Women’s Suffrage Societies (NUWSS), fondata nel 1897. L’organizzazione da lei guidata si batteva sì per il diritto di voto, ma anche per altre riforme: la lotta contro gli abusi sui minori, l’innalzamento dell’età minima per il matrimonio, la prevenzione dei matrimoni precoci e la condanna delle violenze domestiche sui bambini. Inoltre chiedeva che le donne potessero partecipare ai procedimenti giudiziari nei casi di prostituzione e violenza sessuale.

La NUWSS adottava strategie di protesta relativamente moderate: manifestazioni, petizioni e campagne di sensibilizzazione, oltre al sostegno ai politici favorevoli al suffragio femminile. L’organizzazione cercava anche di coinvolgere l’universo maschile nella propria battaglia, consapevole che, in un sistema politico dominato dagli uomini, il loro appoggio era indispensabile per ottenere riforme legislative. L’organizzazione arrivò a contare cinquecento comitati e cinquanta mila aderenti.

Non tutte le attiviste, però, ritenevano sufficiente questo approccio. Nel 1903 nacque infatti la Women’s Social and Political Union (WSPU), guidata da Emmeline Pankhurst e dalle sue figlie Christabel Pankhurst e Sylvia Pankhurst. Questo nuovo movimento riteneva necessario adottare forme di protesta più incisive.

Il loro motto era semplice e diretto: «Deeds, not words» – fatti, non parole.

La WSPU era molto più piccola della NUWSS – probabilmente non superò mai le cinquemila aderenti – ed era composta esclusivamente da donne. Nonostante le dimensioni ridotte, riuscì a ottenere grande visibilità grazie a proteste spettacolari: interruzioni di eventi pubblici, manifestazioni clamorose e attiviste incatenate ai cancelli degli edifici governativi. In alcuni casi le proteste sfociarono anche in azioni più radicali, come il lancio di pietre o incendi dimostrativi.

Le conseguenze furono dure. Molte militanti vennero arrestate e, una volta in carcere, iniziarono scioperi della fame. Le autorità britanniche reagirono con misure altrettanto drastiche, arrivando persino alla pratica dell’alimentazione forzata delle detenute.

La WSPU trovò anche modi creativi per finanziare le proprie attività. Tra questi vi fu la produzione di giochi da tavolo a tema politico, venduti insieme al giornale Votes for Women. Titoli come Suffragetto, Panko o Pank-a-Squith, una variante del gioco dell’oca, servivano sia a raccogliere fondi sia a diffondere le idee del movimento.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale cambiò profondamente il panorama politico. Il movimento suffragista si divise: la NUWSS si orientò verso posizioni pacifiste, mentre la WSPU decise di sospendere le proteste per sostenere lo sforzo bellico britannico. Questa scelta provocò una forte rottura interna: Sylvia Pankhurst, contraria alla linea della madre e della sorella, venne espulsa dal movimento nel 1914.

Nonostante le divisioni, le battaglie del movimento suffragista portarono a un risultato storico. Nel 1918, grazie al Representation of the People Act 1918, alle donne britanniche di almeno trent’anni fu riconosciuto il diritto di voto. La piena uguaglianza elettorale arrivò dieci anni dopo, nel 1928.

Quella stagione di lotte continua a essere fonte di ispirazione ancora oggi. Il film Suffragette la racconta attraverso la storia di una giovane lavandaia del West End interpretata da Carey Mulligan, mentre Meryl Streep appare nel ruolo di Emmeline Pankhurst.

Riguardando Mary Poppins oggi, la figura della signora Banks può sembrare quasi una caricatura. Ma dietro quella rappresentazione si nasconde una storia molto più complessa: quella di un movimento che, tra petizioni, proteste e sacrifici personali, contribuì a trasformare profondamente la società.

Mauro Samarati

Foto in alto: Emmeline Pankhurst tratta in arresto fuori da Buckingham Palace 1914 da Unsplash

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Mauro Samarati

Mauro Samarati è nato a Cremona nel 1977. Laureato in Economia Aziendale, lavora come responsabile amministrativo e coltiva una vivace passione per la storia, i giochi e i fumetti. Purtroppo non ama abbastanza la tecnologia per potersi definire nerd a pieno titolo. Amando leggere, tende a frequentare persone che amano scrivere, nella speranza di rendersi utile. Ha contribuito alla fondazione dell’associazione La buca del Coboldo“, nata con l’obiettivo di diffondere la cultura ludica nella bassa padana, senza per questo rinnegare marubini e bolliti.

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