Un libro e un film che intrecciano amore, memoria e colpa storica, interrogando il rapporto tra individuo e responsabilità morale.
La mia proposta per questo venerdì è Il lettore. Si tratta di uno dei romanzi più noti della letteratura tedesca contemporanea, nato da un’ispirazione autobiografica dello scrittore Bernhard Schlink. Pubblicato nel 1995 e oggi edito in Italia da Neri Pozza, il libro intreccia, attraverso la relazione tra Michael e Hanna, temi come l’amore, la colpa storica e la memoria, mettendo in discussione certezze etiche senza offrire risposte definitive.
La vicenda è narrata in prima persona da Michael Berg, che rievoca un episodio fondamentale della sua adolescenza nella Germania degli anni Cinquanta. A quindici anni incontra Hanna Schmitz, una donna molto più grande di lui che lavora come controllora sui tram, con la quale inizia una relazione intensa e segreta. Durante i loro incontri Michael le legge ad alta voce diversi testi letterari, gesto da cui deriva il titolo del romanzo. Il loro rapporto continua per qualche tempo, fino a quando Hanna scompare improvvisamente dalla sua vita. Alcuni anni dopo, Michael, ormai studente di legge, la ritrova in tribunale. Hanna è, infatti, tra gli imputati in un processo contro alcune ex guardie naziste dei campi di concentramento.
Il racconto si articola in tre fasi, che corrispondono alle sue tre parti. La relazione tra Michael e Hanna e la scoperta dell’amore, il processo giudiziario e, infine, gli anni successivi segnati dalla distanza e dal senso di colpa. Questa struttura così chiara rappresenta uno dei punti di forza dell’opera, perché permette alla dimensione privata della vicenda di intrecciarsi con quella storica, mettendo in risalto sia gli eventi drammatici del passato sia i conflitti morali del protagonista.
«Volevo al contempo comprendere e condannare il crimine commesso. Ma era troppo orrendo per riuscirci. Se cercavo di comprenderlo, avevo la sensazione di non poterlo più condannare come meritava di essere condannato, non rimaneva più spazio per la comprensione».
Hanna Schmitz rappresenta il vero fulcro morale e narrativo di Il lettore, una figura complessa e ambigua che mette in discussione la netta distinzione tra vittima e carnefice. L’interpretazione del suo comportamento ruota attorno ad alcuni elementi fondamentali. Per primo il suo analfabetismo, che risulta decisivo sia nella relazione con Michael sia nel suo atteggiamento durante il processo. poi, la questione della responsabilità legale, attraverso cui il personaggio sembra incarnare una parte della Germania che ha partecipato o assistito agli eventi senza piena consapevolezza. E infine la dinamica di potere e dipendenza che caratterizza il rapporto con Michael.
La scelta della narrazione in prima persona, il ritmo talvolta frammentato e l’uso di silenzi significativi trasformano quella che all’inizio appare come una semplice storia d’amore in una riflessione morale sulla memoria e sulle responsabilità storiche. Senza ricorrere a giudizi netti o condanne immediate, con uno stile sobrio ed essenziale, il romanzo porta il lettore a porsi domande difficili, lasciandole volutamente aperte. Un libro che rimane attaccato alle mani e che è difficile da lasciare andare.
In abbinamento al romanzo di Bernhard Schlink vi propongo anche The Reader – A voce alta, l’adattamento cinematografico diretto da Stephen Daldry (noto per aver diretto in precedenza Billy Eliott e The Hours). Il film, uscito nel 2008 e disponibile in streaming su Amazon Prime Video, vede protagonisti Kate Winslet nel ruolo di Hanna Schmitz e Ralph Fiennes in quello di Michael Berg adulto, mentre la versione giovane del personaggio è interpretata da David Kross.
Il film ha ottenuto un notevole successo a livello internazionale, sia tra il pubblico sia tra i critici, ricevendo numerose candidature ai principali premi cinematografici. In particolare, l’interpretazione di Kate Winslet è stata premiata con l’Oscar come miglior attrice protagonista.
Il film riprende con grande fedeltà la vicenda narrata nel romanzo e ne conserva il tono intimo e riflessivo. La regia di Stephen Daldry adotta un ritmo lento e contemplativo. Privilegia infatti l’esplorazione dei conflitti interiori dei personaggi per meglio evidenziare la complessità dei rapporti umani che si instaurano tra loro. Kate Winslet costruisce un personaggio intenso e ambiguo, mentre Ralph Fiennes restituisce con grande efficacia il tormento interiore di Michael ormai adulto.
Nel romanzo la vicenda è narrata in prima persona da Michael, mentre nel film lo spettatore osserva gli eventi da un punto di vista esterno. Questo cambiamento modifica il modo in cui percepiamo Hanna e rende il giudizio sul suo personaggio ancora più ambiguo. Anche la gestione del tempo narrativo è diversa. La storia non segue più un ordine lineare. Infatti, la trama si sviluppa attraverso frequenti salti temporali che ne trasformano il ritmo. Il film, inoltre, dedica maggiore spazio alla relazione tra i due protagonisti, mettendo più in evidenza la dimensione sentimentale rispetto al romanzo. Particolarmente toccante è la scena finale con il racconto della donna sopravvissuta ai campi di sterminio. Buona visione e buon fine settimana!
Sara Simoni
Foto in alto: immagine dal film (da facebook.com)
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