Le dimenticate: Frances Hodgson Burnett, oltre il giardino segreto

Frances Hodgson Burnett - le dimenticate - l'altro femminile
Un viaggio tra i capolavori per l’infanzia e le opere per adulti di una scrittrice che ha saputo raccontare il riscatto femminile.

Nell’ infanzia tuttǝ noi abbiamo letto storie in cui c’erano bambini  e bambine più o meno sofferenti. Ci siamo commossi e abbiamo scoperto con piacere il lieto fine. Tra i libri più regalati e presenti anche nelle bibliotechine di classe, alla Scuola elementare, figuravano La piccola principessa, Il piccolo Lord e Il giardino segreto. Ritenuti a buon diritto capolavori della letteratura per l’infanzia, portano la firma di Frances Hodgson Burnett.

Scrittrice inglese ma naturalizzata americana, nacque a Manchester nel 1849. Alla morte del padre, un facoltoso commerciante, la madre, con suoi cinque figli, si trasferì negli Stati Uniti, presso suo fratello che abitava nel Tennessee. Rimasta orfana anche di madre, nel 1868, Frances cominciò a scrivere racconti per sostenere economicamente la famiglia. Continuò a scrivere per tutta la vita e attraversò l’Atlantico trentatré volte. Acquisì la cittadinanza americana nel 1905 e morì infine a Plandome, nello stato di New York, nel 1924. Riposa nel cimitero di Roslyn, vicino al figlio Vivian.

Nel suo lavoro di scrittrice ebbe un grande successo con i titoli per l’infanzia ma guardò con interesse anche al teatro adattando alcuni suoi romanzi.  Inoltre scrisse opere per adulti che conservano ancora un grande fascino, a distanza di un secolo. Del resto gli stessi libri per l’infanzia, se riletti in edizione integrale e in lingua originale, conservano un fascino intatto. Riescono a coinvolgere anche noi lettori e lettrici del terzo millennio.

La sua vita personale fu salutata da meno gioie di quella professionale. Sposò il medico Swan Burnett,  nel 1873 e dopo un anno nacque il loro primo figlio, Lionel.  Si trasferirono a Parigi poi, alla nascita del secondo figlio, Vivian, tornarono in Tennessee, a Knoxville, dove si erano conosciuti e sposati. Il matrimonio fu infine sciolto dal divorzio e la scrittrice si risposò con Stephen Townsend nel 1900, ma il nuovo legame durò solo un paio di anni.

Il piccolo lord (Little lord Fauntleroy), pubblicato nel 1886, che si dice ispirato proprio al secondo figlio, conobbe un immediato successo ma impegnò l’autrice in un lungo procedimento legale per acquisirne i diritti d’autore. L’autrice ne curò anche la sceneggiatura per il teatro e l’opera fu rappresentata per molto tempo.

Quello che conosciamo come La piccola principessa (A Little Princess) fu pubblicato nel 1905 come romanzo dopo le repliche di successo della commedia Sara Crewe del 1888. Nella storia, ambientata in un collegio esclusivo per signorine, una bambina di nome Sara, con grande fantasia riesce a scorgere la bellezza della realtà anche dalla più squallida soffitta.

Quanto a Il giardino segreto (The Secret Garden 1911) si narra che all’autrice sia venuta l’idea di scriverlo mentre si occupava del suo giardino di Long Island, dove viveva a quel tempo. Ma veniamo ai romanzi per cui Frances H. Burnett si guadagna a buon diritto il merito di far parte di questa rubrica.

Sono i romanzi, di gran lunga meno conosciuti, scritti per il pubblico adulto. Era nata e cresciuta nel periodo vittoriano e, nelle due sponde dell’Atlantico, aveva conosciuto il problema della povertà delle classi lavoratrici e la vita nell’agio delle classi abbienti. Alla morte del padre aveva provato lei stessa le ristrettezze finanziarie e l’esperienza di emigrante. Mantenne per tutta la vita una particolare sensibilità al problema. Senza scrivere veri e propri romanzi sociali, come Elizabeth Gaskell o Charles Dickens, disseminò nei suoi libri spunti di riflessione. Questi riguardavano la stratificazione di classe e le disagiate condizioni dei lavoratori più umili.

L’altro aspetto evidente nelle sue trame è il rapporto con l’ambientazione gotica e tenebrosa che fu caratteristico del periodo vittoriano. Troviamo interni bui, segreti nascosti da svelare, talvolta atmosfere al limite del credibile, una natura che può essere maligna o portatrice di nuova vita e speranza. Personaggi infimi, violenti, persino brutti e, di contro, persone la cui bellezza riflette la bontà interiore e la capacità di cambiare in positivo le situazioni in cui si trovano. Fin qui siamo in pieno canone vittoriano ma questa autrice inventa anche figure di una modernità sconcertante per i tempi: donne che sanno prendere in mano la loro vita e farne quello che desiderano. Si chiamano Sara, Mary, Bettina, Emily, Clorinda.

Ne consideriamo alcuni a partire da The Shuttle, del 1907, pubblicato in italiano con il titolo Un matrimonio inglese. L’autrice racconta le disavventure di un fenomeno piuttosto noto e diffuso nell’Inghilterra di fine 800. I nobili decaduti, con le loro splendide mansion che cadevano a pezzi, si rivolgevano al mercato matrimoniale del Nuovo Mondo per sposare le figlie dei miliardari americani. Denaro in cambio di un titolo. L’operazione era manifesta ma sovente, come accade nel romanzo, l’ingenuità della sposa andava incontro a una profonda delusione.

Qui troviamo un esemplare di uomo con qualche affinità con Heathcliff di Emily Brontȅ, ma completamente privo di capacità di amare. E si fronteggia con Bettina, personaggia decisa che rimanda alla Elizabeth di Jane Austen. I dialoghi hanno un ritmo contemporaneo e rivelano quanto la parte britannica disprezzasse il senso americano degli affari. Soprattutto, emerge il contrasto tra il senso di libertà statunitense e le ingessate norme inglesi. Shuttle significa “navetta” e rappresenta il servizio da e per le due sponde atlantiche, ma nel libro assume un significato più profondo: la necessità di un collegamento tra i due Paesi, l’uno debitore all’altro di tradizione o di libertà.

Nella stanza chiusa (In the Close Room, 1904) è un romanzo pervaso di spiritualità e affronta il tema della morte. L’autrice scrisse il libro in soli quattro giorni quando venne a mancare il suo primogenito e il dolore per la perdita la lasciò in un grave stato di depressione.

Non meno insolito risulterà Una nobile donna (A Lady of Quality, 1896) per la lingua tagliente della protagonista, Clorinda, coraggiosa e determinata a capovolgere lo schema di sottomissione previsto per le donne del suo tempo.

Più divertente L’imprevedibile destino di Emily Fox-Seton (The Maching of a Marchioness, 1901). Il libro fa parte del programma di studio di alcune università americane, insieme a Orgoglio e Pregiudizio e Jane Eyre. L’eroina qui non è una donna forte, è una giovane innocente ma non ignorante. Capisce l’importanza di non cadere nella trappola di protezione di un uomo e la sua storia assomiglia quasi a quella di Cenerentola, poi si colora di melodramma e si conclude con un lieto fine. Per moltǝ estimatorǝ di questa scrittrice rappresenta il romanzo preferito.

E infine la storia di un giovane giornalista americano, la cui vita è stravolta da una improvvisa notizia. Ne La vita inusuale di T. Tembarom (T. Tembarom, 1913) il protagonista scopre di essere l’unico erede di un lontano parente inglese. Tuttavia, farsi carico dell’eredità comporta accettare  stranezze e convenzioni a cui non è abituato. Il racconto, anche se piacevole, sembra la riscrittura del più famoso Il piccolo lord,  però trasposto all’inizio del ventesimo secolo.

Per concludere, una considerazione dedicata a chi guarda con piacere alle serie inglesi in costume, come Bridgerton, Dowton Abbey  e similari. Potrebbe sorprendere notare come alcuni particolari delle loro trame siano riconducibili ai romanzi di Frances Hodgson Burnett e Dorothy Whipple, per restare nell’ambito della nostra rubrica. E si potrebbe concludere che gli sceneggiatori abbiano letto le loro opere, ma non aggiungiamo altro. Leggere, come si sa, amplia gli orizzonti.

Laura Bertolotti

Foto in alto: Frances Hodgson Burnett, nel suo giardino inglese

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