La poesia nel dì di domenica presenta una poesia di Edda Billi

Allo slogan storico delle femministe Billi ha aggiunto un aggettivo qualificativo: il corpo politico è mio e me lo gestisco io.

«Il corpo è mio e me lo gestisco io» era il ‘mantra’ che accompagnava le nostre manifestazioni negli anni Settanta e che continuiamo ad affermare ancora nelle piazze. Secondo Edda Billi oggi necessita, però, di un nuovo aggettivo che lo qualifica. Sicuramente pubblico e privato per questa grande protagonista del movimento femminista, che ricordiamo anche oggi nella nostra rubrica, non sono mai stati separati.

«Edda Billi è una poeta consapevole di essere dentro un corpo politico ma senza nessuna pretesa di poesia civile. La sua è la parola lucida e dolente di un’anima che scava e vola, che dà alla rabbia e al dolore la quiete della pietà, che conosce l’incanto d’amore trovato e perso, capace di prendere per mano, come un’amica attesa, anche la morte.» Queste le parole con cui Lea Melandri, giornalista e attivista, ricorda una compagna di tante lotte, un’amica con cui ha diviso un lungo percorso femminista.

La vita di Edda Billi è raccontata da Laura Valle e Paola Mastrangeli nel documentario 100 di questi giorni.

Oggi ascoltiamo la poesia che l’UDI, Unione Donne in Italia, ha scelto per salutare una sorella, una maestra… una donna oltre il consueto. Il video è curato da Debora Menichetti.

Serena Betti

Foto in alto: Edda Billi – Carolina Morace

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ora conosco il canto
dei fringuelli
stridulo tra le canne
del fiume in piena.
Le mie scarpe di seta
rosa
non sono adatte
per questo luogo
ma io voglio essere
bella
quando la signora
dalle lunghe trecce
verrà
a prendermi.

 

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