Dedichiamo le prime due domeniche di marzo a una figura molto significativa del Movimento Femminista che ci ha lasciato a gennaio.
Edda Billi, nata nel 1933 a Massa Marittima, giovanissima dichiarò la sua omosessualità e fu costretta ad allontanarsi dalla sua città per pesanti contrasti in famiglia e a scuola. Ha vissuto a Roma per oltre cinquant’anni ed è qui che ha iniziato la sua storia di militanza e impegno nei movimenti delle donne. Un impegno che è durato fino alla sua morte.
È stata tra le fondatrici del Movimento Femminista Romano. Ha contribuito a fondare la Casa Internazionale delle Donne di Roma ed è stata presidente del Centro di documentazione Alma Sabatini e presidente onoraria dell’Associazione Federativa Femminista Internazionale che contiene al suo interno settanta realtà, tra cui Telefono Rosa.
Ha anche diretto Archivia, l’associazione che raccoglie, riordina, salvaguarda e socializza i materiali della cultura femminista e femminile dalla fine degli anni Sessanta.
Ma Billi è stata anche poeta. Le sue raccolte più famose sono Isolanotte e Donnità, ed è proprio da questa silloge, pubblicata da Iacobelli editore, che abbiamo scelto la poesia che proponiamo oggi.
Serena Betti
Foto in alto: Edda Billi – Maremma Oggi.net
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Donnità
Sono una poeta maldestra
perché non scrivo rime
per addomesticare il cuore.
Avrei bisogno di pozzi e di fontane,
di donne dalla testa rossa
che cantassero antiche melodie
e persino di un contrabbasso
che facesse da sfondo.
Rimango muta
di fronte al ragno che tesse
le sottili malinconie dei giorni
dispari,
aspetto che si svegli
la vita
perché sono soltanto
una poeta maldestra
che ama le donne
dai grandi piedi
che poggiano con cura
sulla terra.

