Tonya Harding e Margot Robbie, un unico volto nel biopic ambientato sul ghiaccio

Tonya Harding
Una vicenda reale che ha colpito l’immaginario collettivo, tanto che “fare un Tonya Harding” è diventato un modo di dire comune negli USA.

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Nel 2017 usciva nelle sale il film I, Tonya, diretto da Craig Gillespie per la sceneggiatura di Steven Rogers. Margot Robbie, che non era ancora la Barbie del film di Greta Gerwig, ha interpretato questa personaggia ampiamente discussa e contestata negli Stati Uniti. Il film ha ottenuto diversi premi e svariate candidature, fra cui spicca quella per migliore attrice non protagonista per Allison Janney che, interpretando la madre di Tonya, ha ottenuto l’Oscar, il Golden Globe e il premio BAFTA.

La vicenda narrata si ispira a un fatto di cronaca degli anni ‘90 e si svolge su un terreno di gioco molto pericoloso: quello delle piste di pattinaggio artistico su ghiaccio. Nonostante la grazia e l’apparente leggerezza delle esibizioni, si tratta di uno sport altamente competitivo sul piano agonistico ma anche particolarmente elitario. O almeno lo era sicuramente ai tempi di Tonya.

La trama

La piccola Tonya viene consacrata al pattinaggio artistico già a quattro anni dalla madre LaVona (Allison Janney). La donna non le dimostra il minimo affetto e la pungola con metodi violenti e crudeli per ottenere il massimo rendimento dalla piccola atleta. Il suo talento è innegabile ma la mancanza di grazia nei movimenti la penalizza pesantemente nelle competizioni. Gli abiti di gara fatti in casa e troppo appariscenti come il trucco che sfoggia completano l’opera, e benché la sua tecnica sia impeccabile i riconoscimenti faticano ad arrivare.

Poco più che adolescente Tonya sposa Jeff Gillooly (Sebastian Stan nel film) per sfuggire alla madre. Con il matrimonio otterrà solo di cadere dalla padella alla brace. L’uomo, infatti, si rivela un violento che non le dà tregua. Dopo un cattivo piazzamento alle Olimpiadi del 1992 la relazione tra Tonya e il marito si sfascia. A quel punto tenta di riavvicinarsi alla madre che però la scaccia dandole dell’ingrata.

Quando la sua vecchia allenatrice la convince a riprovarci per le Olimpiadi invernali del 1994 e Jeff torna da lei, pentito, le cose sembrano finalmente andare per il meglio. Almeno fino a quando una lettera piena d’insulti e minacce la sconvolge. Questo forse è l’episodio che spinge Jeff a fare l’impensabile: assolda un disgraziato per spaventare Nancy Kerrigan, antagonista di Tonya in gara. L’uomo però non si limita alle minacce ma le spezza un ginocchio. L’aggressione ha esiti macroscopici e ben presto L’FBI rintraccia i colpevoli. Tonya si presenta spontaneamente dichiarando di essere del tutto estranea alla faccenda e accusa il marito. Dal canto suo Jeff tenta in ogni modo di riversare sulla moglie ogni responsabilità.

Fare un Tonya Harding

Il processo si svolge dopo l’Olimpiade che vede Tonya provata e comprensibilmente non concentrata. Nelle settimane precedenti la competizione, il circo mediatico che si è scatenato intorno a lei non l’ha mai abbandonata. I giornalisti sono piazzati davanti a casa sua e la seguono ovunque mentre l’FBI fa il possibile per coglierla in fallo. Ottiene purtroppo l’ennesimo brutto piazzamento, nonostante le sue capacità tecniche eccezionali.  Al processo le cose non vanno meglio: la sentenza è sconcertante vista con il senno di poi, ma allora l’opinione pubblica non aspettava altro. Tonya non viene condannata perché non esistono prove che lei sia mai stata coinvolta nella vicenda ma il giudice le impone comunque una punizione durissima: l’espulsione a vita dalle competizioni. Per Tonya equivale all’ergastolo ma le sue suppliche in aula rimangono inascoltate.

La vicenda ha fatto scalpore, tanto che “fare un Tonya Harding” è diventato un modo di dire per indicare un brutto sgambetto, un tiro mancino, una scorrettezza deprecabile. Tutto questo senza nemmeno uno straccio di prova che la donna fosse realmente coinvolta nel criminale tentativo del marito di favorirla. Per quanto il dubbio del giudice potesse essere legittimo, ci si chiede se e quanto possa aver contribuito la pressione mediatica.

Il rifiuto di conformarsi e i modi poco signorili di Tonya hanno sempre suscitato nel pubblico poca simpatia e l’hanno resa il capro espiatorio perfetto.

La vicenda è talmente complessa e sfaccettata che guardando il film è necessario fare uno sforzo per ricordare che si tratta di una vicenda reale dove esistono vittime e carnefici e dove il confine fra le due condizioni non è poi così delineato.

Erna Corsi

Foto in alto: Margot Robbie in una scena del film – da style.corrorere.it

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