Pagina Bianca di Lisa Fiorillo: illustrazioni che raccontano l’anoressia

Copertina di Pagina Bianca
L’autrice racconta la propria esperienza personale e ci mostra il prima e dopo della guarigione, invitando chi legge a riflettere.

Pagina Bianca (Lo Scarabocchiatore Edizioni, 2025) affronta il delicato e complesso tema dei disturbi alimentari. Narrare in prima persona un percorso di guarigione è importante, le testimonianze dirette di chi ci è passato sono essenziali.

Ed è proprio questo che fa Lisa Fiorillo con il suo libro: si racconta attraverso il canale di comunicazione che conosce meglio, cioè il disegno.

Tutto inizia quando Lilla ha quindici anni, e l’anoressia fa capolino mentre il «mondo attorno gira troppo veloce.»

Ogni pagina è divisa in due parti: una racconta le tappe verso la consapevolezza e l’altra parte è dedicata alle illustrazioni. Van Gogh riteneva che il processo di disegno «È l’atto di aprirsi un passaggio attraverso un muro di ferro invisibile che sembra trovarsi tra ciò che si sente e che si può», e per questo è una forma di catarsi.

Le illustrazioni comunicano più delle parole, sono sincere, crude a volte, e restituiscono in modo chiaro le emozioni della protagonista. Dopo aver terminato di leggere la sezione scritta, mi sono soffermata a lungo sui disegni e così il testo ha assunto ancora più senso.

Lo stile dell’autrice è perfetto per il racconto, ciascuna illustrazione si adatta all’argomento trattato, e da un punto di vista prettamente estetico, le linee e i colori incantano chi osserva.

Ma dove ha inizio questa storia? Da uno specchio che riflette immagini distorte. Per Lilla la discesa nel buio inizia con il pensiero di dover dimagrire, che diventa per lei una consolazione.

Qui c’è da fare una precisazione, soprattutto rivolta a chi non conosce bene i disturbi alimentari: l’anoressia ha poco a che vedere con la dieta intesa come limitazione di alcuni cibi per scopi terapeutici. Chi ne soffre non dimagrisce tanto per perdere qualche chilo o eliminare cibi dannosi per la propria salute.

La malattia nasconde a monte tutta una serie di ragioni che confluiscono nella privazione di cibo.

L’autrice stessa, pagina dopo pagina, fa emergere questo aspetto: dimagrire significava occupare il minor spazio possibile, «essere sempre più invisibile nonostante la mia anima urlasse dolorosamente per essere vista.»

È una questione di controllo perché dominare la fame e l’assunzione di cibo equivale ad avere padronanza di sé. È un’illusione che imprigiona Lilla e la spinge verso un altro meccanismo oscuro della malattia, ovvero la penitenza. Autopunirsi dopo aver mangiato perché è stato rotto il patto con il “mostro dal volto d’angelo”.

Lilla cade sempre più nel baratro, la malattia pervade la sua vita e la espone su un altare come un agnellino sacrificale. Ma a un certo punto l’esigenza di abbandonare il buio e tornare alla luce si fa sempre più forte.

La guarigione non è semplice, anzi è un processo non lineare, sfiancante e che richiede il massimo impegno. Ma alla fine la vista dall’alto della vittoria è meravigliosa. E Lilla quella vetta, seppur a fatica, la conquista.

Come spesso capita – e questo è anche il potere della letteratura – alcune figure vengono in aiuto alla protagonista, mostrandole chi non vuole essere e dove vuole andare.

Così incontriamo Lady Macbeth che per Lilla è il simbolo del senso del peccato e che nella malattia si tramuta nell’ossessivo lavaggio delle mani dopo i pasti. «Il destino di Lady Macbeth non è stato il mio», scrive l’autrice quando capisce che il suo sogno è tornare alla vita.

Lilla si sente anche come Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento, e lei combatte contro la morte per la vita.

E poi appare l’elfo Luneth che si presenta come una figura benevola e protettiva, incoraggiando Lilla a contrastare l’anoressia: «Ero stanca della malattia. Desideravo voltare pagina; un’altra pagina bianca, su cui scrivere di una nuova me.»

Il viaggio verso la guarigione è impervio e ricco di complicazioni, ma Lilla ha deciso che è ora di recidere il legame tenebroso con la malattia: «Il percorso davanti a me era ancora lungo. Ma stavo finalmente tornando alla vita. Stavo tornando a casa.»

Tornare a casa, ecco il filo conduttore di questo albo illustrato. L’anoressia ti porta fuori da casa, fuori da te. Ti abbraccia con le sue forti e fredde mani e dolcemente ti conduce verso il precipizio, facendoti entrare nella sfera della morte.

La dottoressa Anita Johnston ha dichiarato che «fare pace con il cibo richiede che tu passi da un luogo di paura a un luogo di amore.», ed è questo il senso del ritorno alla vita, al calore, a se stessi.

Lilla è tornata a casa. C’è chi ancora non l’ha fatto, c’è chi è caduto nel baratro senza fare ritorno e c’è chi combatte in silenzio. Chi soffre di disturbi alimentari è invisibile fino a quando il corpo non mostra i sintomi in modo lampante.

Chiedere aiuto è vitale, così come è fondamentale prestare sostegno. A volte è più facile ignorare quello che stiamo vivendo o quello che sta vivendo una persona a noi vicina, anche perché i disturbi alimentari sono subdoli e sanno nascondersi bene.

Ma dobbiamo aprire gli occhi su noi stessi e sugli altri, dobbiamo notare ogni minimo cambiamento e non dobbiamo voltarci dall’altra parte.

Si può tornare a casa. Nessuno deve restare da solo nell’ombra, mai più.

Altea Fiore

Foto in alto: Copertina di Pagina Bianca

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