Donne e bicicletta: una storia di libertà e rivoluzione su due ruote

Alfonsina Strada
Sfide, vicende personali e sportive, imprese, lotta, sacrifici e importanti vittorie: una “relazione” che inizia alla fine dell’800

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Lo sport non mi ha mai appassionata, lo confesso. Penso che buona parte di questo disinteresse sia anche dovuto a insegnanti di educazione fisica poco coinvolgenti. Ho dedicato molto più tempo alla danza, iniziando abbastanza presto a frequentare corsi. Ma le mie origini romagnole hanno sicuramente contribuito a sviluppare una certa simpatia verso la bicicletta: nonnә, ziә e cuginә erano tuttә appassionati molto più di ciclismo che di calcio. Il Giro d’Italia era un appuntamento imperdibile, insieme all’eco dei racconti di quando il “mondo” si divideva tra chi faceva il tifo per Bartali e chi invece per Coppi.

L’Emilia-Romagna e la cultura della bicicletta

L’Emilia-Romagna è la regione più bike-friendly d’Italia, con quasi millecinquecento chilometri di piste ciclabili. Qui, la bicicletta è da moltissimi anni il mezzo di trasporto più diffuso e utilizzato, soprattutto dalle donne. Ricordo ancora perfettamente una sera a Forlì, la mia città natale: ero stata a teatro e in platea c’erano molte signore in abito lungo. Al termine della rappresentazione fu una vera sorpresa vedere che molte di loro non avevano alcun problema ad arrotolare i loro vestiti eleganti e montare in sella per tornare a casa.

Ciclismo femminile: sfide e conquiste storiche

Il ciclismo agonistico è stato considerato per molti anni uno sport per soli uomini.

La storia del ciclismo femminile italiano è uno dei segnali più forti che hanno inciso nei cambiamenti sociali e culturali del paese. Alfonsina Strada nel 1924 fu la prima donna a partecipare al Giro d’Italia, e per decenni è rimasta l’unica. Bisogna attendere il 1988 per assistere al primo Giro d’Italia Women, che vide la vittoria di Maria Canins.

Disparità di genere nello sport: il divario economico

Come in tutti i settori, anche nello sport troviamo il grande gap di riconoscimento, non solo economico, e di risonanza. La vincitrice del Giro d’Italia femminile percepisce un premio tra i 600 e gli 800 euro e chi vince la Coppa del Mondo poco più di mille euro.

Sicuramente molti passi avanti sono stati fatti negli anni. Basti pensare a Giuditta Longari, operaia in una fabbrica di lampadari a Milano, che vinse il Giro d’Italia nel 1964 e in premio ricevette l’arredo di una camera da letto. Un messaggio neppure troppo subliminale per ricordarle che il suo ruolo principale si svolgeva tra le pareti domestiche.

Ma siamo ancora molto lontane dai compensi riservati ai colleghi maschi. Secondo Eurosport, chi sale sul podio (maschile) arriva a guadagnare oltre cinquantamila euro, senza contare i guadagni legati alle sponsorizzazioni.

Donne in bicicletta: un libro per riscoprire le pioniere

A porre l’accento sulle disparità, ma anche a portare l’attenzione sul rapporto liberatorio che esiste da sempre tra le donne e le due ruote, ci ha pensato Antonella Stelitano, giornalista e membro della Società italiana di storia dello sport, che nel 2020 ha pubblicato Donne in bicicletta. Una finestra sulla storia del ciclismo femminile in Italia, Ediciclo edizioni.

Nel libro l’autrice racconta le storie e le imprese di molte atlete che sin dai primi del ‘900 hanno sfidato ostacoli principalmente culturali, restituendo loro l’onore e la notorietà che meritano. Donne tenaci che cercavano di conciliare gli allenamenti con il lavoro e la famiglia; che, come Giuditta Longari, hanno vinto gare a livello nazionale e internazionale, ma sono rimaste sconosciute. Donne che per allenarsi e gareggiare dovevano avere il consenso dei mariti, o dei fidanzati.

Bicicletta: mezzo di emancipazione e resistenza

La sua interessantissima ricerca non si ferma alla questione sportiva, ma affronta anche tematiche sociali, politiche ed economiche. Ci sono le storie di donne lavoratrici che usavano la bicicletta per spostarsi dalla casa alla fabbrica, e una parte viene dedicata alla Resistenza: moltissime staffette hanno portato cibo, viveri e materiale di propaganda antifascista ai partigiani utilizzando le due ruote perché destavano meno sospetti. Attraverso aneddoti, testimonianze, foto e documenti inediti, Stelitano ci fa conoscere un mondo di fatica, sacrificio, vittorie e libertà, raccontandoci anche di come le donne in Iraq, Siria ed Egitto hanno spezzato un tabù.

La bicicletta ha indubbiamente ricoperto un ruolo rilevante nell’emancipazione femminile. Secondo Susan B. Anthony, scrittrice americana, attivista e pioniera dei diritti civili, che ha svolto un ruolo cruciale per assicurare il diritto di voto alle donne negli Stati Uniti, «ha contribuito a emancipare le donne più di qualsiasi altra cosa nel mondo.»

Oggi è diventata uno stile di vita e, per sottolineare i benefici sociali derivanti dal suo utilizzo come mezzo di trasporto e per il tempo libero, le Nazioni Unite nel 2018 hanno istituito la Giornata Mondiale della Bicicletta che ricorre il 3 giugno. E noi donne abbiamo qualche motivo in più per celebrarla.

Serena Betti

Foto in alto: Alfonsina Strada – foto da Lifegate

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