Women in song #3 Bruce Springsteen canta Sandy, Mary e Maria

Bruce Springsteen

Chi si nasconde dietro le canzoni dedicate all’universo femminile? Che siano muse ispiratrici reali o immaginarie, i testi raccontano le loro storie e diventano nostre.

Uno dei film più interessanti dello scorso anno, Deliver Me from Nowhere, diretto da Scott Cooper, racconta una parte significativa della vita di Bruce Springsteen legata alla produzione del suo album più folk e malinconico, Nebraska e alla depressione di cui il Boss iniziò a soffrire a ridosso del boom mondiale di Born in the Usa. All’interno del suo canzoniere sono tante le figure femminili che gli hanno ispirato ritratti negli spaccati di vita di working class, tra terre promesse, sogni infranti e disillusione.

4th of July, Asbury Park (Sandy) 

La traccia numero due del secondo album di Bruce Springsteen, The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle del 1973 è una dichiarazione d’amore per Asbury Park, cittadina balneare del New Jersey, dove aveva vissuto prima di sfondare nella musica. È il 4 luglio e il protagonista canta il suo amore a Sandy, tra fuochi d’artificio, spiagge, luna park e promesse da infrangere la mattina successiva. Questa figura femminile racchiude alcune delle ragazze che lo avevano accompagnato negli anni spensierati sulla costa; tuttavia nella canzone c’è anche una donna reale, Madame Marie, una zingara che leggeva i tarocchi vicino allo Stone Pony, storico club musicale della scena, che aveva predetto a Bruce un futuro glorioso.

Thunder Road

Si tratta di una delle ballate più struggenti ed evocative scritte dal Boss, aperta da un insuperabile intro di pianoforte. È inserita in Born to Run, disco che gli valse il successo internazionale nel 1975. Un ragazzo invita Mary a fuggire con lui, a lasciarsi tutto alle spalle. Non ha molto da offrirle, né certezze, né gloria, ma ha un grande sogno di libertà. Le chiede fiducia, le promette che il loro futuro sarà migliore di ciò che è stato previsto per loro. Bruce con questa dichiarazione intensa esalta il grande sogno americano: non è una fuga, ma una ripartenza, una rinnovata possibilità di essere felici. Rolling Stone l’ha inserita tra le più belle 500 canzoni di tutti i tempi. «It’s a town full of losers, I’m pulling out of here to win.»

The River

Traccia portante dell’omonimo album del 1980, racconta la storia di un’altra Mary ed è ispirata alla sorella di Bruce, Virginia, che era appena rimasta incinta. Sono i tempi duri della crisi dell’edilizia, le difficoltà economiche e il futuro incerto dominano la scrittura malinconica, esaltata dall’uso massiccio dell’armonica. Due adolescenti devono crescere in fretta, dimenticare i giorni felici delle corse al fiume, le gite spensierate in auto.  La siccità del fiume è la metafora del sogno che si infrange: i due innamorati vanno incontro a un’inesorabile disillusione, diventando la copia sbiadita dei loro genitori. Springsteen ricorda di averla scritta a New York in una stanza d’albergo, ossessionato da una canzone di Hank Williams, e di aver capito che era di questi losers e delle loro storie che voleva prendersi cura.

I’m on fire

Born in the U.S.A., album pubblicato nel 1984, raggiunge le vette delle top ten in tutto il mondo. La sesta traccia è I’m on fire, originariamente scritta per Nebraska, lavoro folk e intimista registrato senza la band, non aveva trovato spazio nella scaletta definitiva per incoerenza tematica. Si tratta infatti di una delle canzoni più sensuali dell’intera produzione del Boss. Narra della passione per una donna che sente inavvicinabile, il protagonista la sfida a scegliere lui e il fuoco che porta con sé.  La melodia ipnotica è sostenuta da una chitarra incalzante e la voce di Springsteen esalta questo potente inno alla celebrazione dei desideri più profondi.

Mary’s place

Dopo l’11 settembre 2001 il Boss sente la responsabilità di dover aiutare la sua nazione in ginocchio, così scrive un intero album, The Rising, il primo con la E-Street Band dopo 18 anni di silenzio, che lo riporta in vetta alle classifiche mondiali. Tra i brani c’è Mary’s Place, il luogo delle persone che contano nella nostra vita: è importante saperle riconoscere, non darle mai per scontate, non perdere occasione per festeggiare. Non è un caso che tutte le eroine di Bruce si chiamino Mary, ogni donna della sua vita e ogni storia che ha raccontato si collegano a questo nome evocativo e universale.

Maria’s bed

Il 2005 è l’anno del ventunesimo album in studio del Boss, Devils & Dust, un lavoro acustico registrato senza E Street Band. Tra le immagini portanti delle canzoni ci sono il deserto, la polvere, la guerra, la solitudine. Incontriamo di nuovo Maria, ora il suo letto è un luogo di sollievo spirituale e fisico dai dolori del mondo, infatti il protagonista ha affrontato strade difficili e trova finalmente conforto e consolazione nell’amore. È uno dei momenti più ritmati e speranzosi del disco, che si caratterizza per l’intensità del racconto e l’arrangiamento folk minimalista e conferma Bruce Springsteen uno dei più abili cantastorie dei nostri tempi.

 

Bruce Springsteen Playlist

4th of July, Asbury Park (Sandy) 

Thunder Road

The River

I’m on fire

Mary’s place

Maria’s bed

Elena Castagnoli

Foto in alto da ondamusicale.it

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