“Un libro e …” – Non lasciarmi, un romanzo distopico di Kazuo Ishiguro

non lasciarmi
La storia struggente di Kathy, Ruth e Tommy in un futuro distopico che mette in discussione cosa significhi davvero essere vivi.

Per questo venerdì vi propongo un romanzo di Kazuo Ishiguro, autore giapponese naturalizzato britannico e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 2017. Il libro è Non lasciarmi, pubblicato nel 2005 e arrivato in Italia grazie a Einaudi. Acclamato dalla critica, è stato scelto da Time come miglior romanzo dell’anno e inserito nella prestigiosa lista dei “100 migliori romanzi in lingua inglese pubblicati dal 1923”.

La voce narrante è quella di Kathy H., una donna di trentuno anni. La protagonista rievoca gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsi a Hailsham, un collegio isolato immerso nella campagna inglese. I bambini che vivono lì non hanno genitori, ma non sono orfani in senso tradizionale. Crescono insieme, accuditi da tutori che curano la loro educazione. Viene data particolare attenzione allo sviluppo della loro creatività. Una figura enigmatica, Madame, fa visita al collegio di tanto in tanto per raccogliere i lavori migliori (disegni, poesie, racconti).”

Kathy instaura un legame profondo con Tommy e Ruth, un rapporto che va ben oltre la semplice amicizia e che li accompagnerà per tutta la vita. La loro storia è un percorso di crescita segnato da affetti, silenzi e incertezze. Il tempo scorre con apparente serenità, mentre resta sospesa una domanda inquietante: cosa li attende una volta lasciato Hailsham? Sarà Miss Lucy, una delle tutrici, a rompere il silenzio rivelando la verità: «Le vostre vite sono già state programmate. Diventerete adulti, poi, prima di invecchiare, ancor prima di diventare delle persone di mezza età, comincerete a donare i vostri organi vitali. Ecco per cosa siete stati creati, ciascuno di voi. Siete stati portati in questo mondo con uno scopo preciso, e il vostro futuro, il futuro di ognuno di voi, è già stato deciso.»

In Non lasciarmi, Kazuo Ishiguro ci conduce in una realtà alternativa. Questa realtà è svelata a poco a poco, pagina dopo pagina, attraverso le emozioni trattenute e i ricordi frammentati dei protagonisti. La narrazione è fluida e coinvolgente, trascinandoci in una vicenda apparentemente priva di speranza. Il romanzo solleva interrogativi profondi su cosa significhi davvero essere umani. La risposta è forse nei sentimenti?  Nella capacità di creare, di amare, di soffrire? Non è solamente un romanzo distopico, è una riflessione politica e morale, capace di interrogare la società e l’individuo sui limiti dell’etica e della scienza. Ishiguro non offre risposte o certezze, ma alimenta i nostri dubbi e invita a riflettere.

Kazuo Ishiguro adotta uno stile sobrio ed essenziale, capace di intensificare il senso di malinconia e sospensione che attraversa l’intero romanzo. La narrazione in prima persona, a tratti frammentaria, rispecchia il modo in cui la memoria seleziona e ricompone il passato: attraverso dettagli sparsi, intuizioni, silenzi e omissioni. Questo approccio avvicina il lettore al mondo interiore della protagonista, alle sue incertezze, ai sentimenti trattenuti e al lento disvelarsi della verità. Il ritmo lento e riflessivo non indebolisce il racconto, ma anzi lo potenzia: ogni piccola rivelazione assume un peso maggiore, ogni dettaglio si trasforma in una crepa da cui affiora ciò che è stato nascosto.

Non lasciarmi è una distopia “silenziosa”, priva di rivoluzioni, eroi o gesti eclatanti. L’orrore non esplode, ma si insinua, è accettato, normalizzato. La tragedia si consuma in silenzio, con una compostezza che la rende ancora più inquietante. Proprio questa apparente calma rende il romanzo disturbante, il lettore avverte con forza l’ingiustizia che grava sui ragazzi di Hailsham e, pur consapevole dell’assurdità di ciò che legge, non può fare a meno di immedesimarsi, di interrogarsi.

In accoppiata con il romanzo di Kazuo Ishiguro propongo l’omonimo film del 2010 diretto da Mark Romanek, con sceneggiatura di Alex Garland (disponibile in streaming su Disney+). Kathy, Alex e Ruth sono interpretati da Carey Mulligan, Andrew Garfield e Keira Knightley, scelte che mirano a valorizzare emozioni e tensioni dei tre protagonisti che non sono esplicitate a parole nel libro.

Trasporre Non lasciarmi sullo schermo rappresenta una sfida complessa, si tratta di una storia profondamente introspettiva, priva di azione e giocata tutta su emozioni trattenute e atmosfere sospese. Romanek riesce, almeno in parte, a restituire questa delicatezza, mantenendo la struttura a flashback del romanzo. Il film si apre con una Kathy adulta e, attraverso i suoi ricordi, ricostruisce gradualmente la vita a Hailsham e gli eventi dell’età adulta.

Come la prosa sobria di Ishiguro, anche la regia di Romanek adotta un approccio minimalista. Attraverso una fotografia dai toni freddi e naturali, ambientazioni essenziali e una colonna sonora discreta, il film restituisce il senso di vuoto e malinconia che attraversa il romanzo. La delicatezza del racconto, in particolare nel legame tra Kathy e Tommy, emerge con forza, regalando momenti di profonda tenerezza.

Guardare il film ha dato forma visiva al senso di solitudine e distacco che mi aveva colpito leggendo il libro, rendendo quelle emozioni ancora più tangibili. Buona visione e buon fine settimana!

Sara Simoni

Foto in alto: un’immagine dal film (da 100anni.units.it)

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