Lella Costa è Lisistrata di Aristofane nell’adattamento di Serena Sinigaglia

Lisistrata, Lella Costa
Dal Teatro Greco di Siracusa al Teatro Romano di Verona: un testo attualizzato che forse non aveva bisogno di modifiche.

Al Teatro Romano di Verona, lo scorso 11 e 12 settembre, è andata in scena Lisistrata di Aristofane, interpretata da Lella Costa. Promosso dalla fondazione INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico), lo spettacolo aveva debuttato al Teatro Greco di Siracusa. La regia di Serena Sinigaglia propone una lettura più moderna del testo, anche se in realtà il tema dell’opera è tragicamente attuale.

Atene è in guerra da moltissimo tempo e le donne si ritrovano sole, lontane dai mariti, in attesa dei figli che forse non faranno ritorno. Lisistrata decide di prendere in mano la situazione. Riunisce le donne della città e le convince ad attuare il suo piano. C’è un solo modo per costringere gli uomini a smettere di portare avanti quella guerra che tanto li appassiona e appaga il loro ego: togliere loro qualcosa a cui tengono ancora di più. Quello che Lisistrata propone è, di fatto, uno sciopero del sesso.

Le donne conquistano facilmente l’Acropoli in assenza degli uomini. Vi rimangono asserragliate attendendo la resa dei poveretti che in un primo momento tentano una reazione indispettita, ma poi non trovano altra soluzione che accontentare le loro mogli. Anche le donne soffrono per l’astinenza, ma resistono per un bene più grande. Fra i loro nemici la situazione si presenta esattamente la stessa: Lisistrata aveva avvisato le spartane che avevano messo in atto la stessa tattica. La pace è così presto fatta.

La scenografia di Maria Spazzi è semplice ed efficace: un enorme piano inclinato occupa gran parte del palcoscenico e rappresenta un immenso telaio, strumento di lavoro delle protagoniste. Lo stesso piano rialzato diventa simbolicamente l’accesso all’Acropoli, dove le donne resistono all’attacco degli uomini. Pavimento e telaio sono cosparsi di spessi fili rossi ingarbugliati che rappresentano la situazione complessa ma anche il sangue versato in guerra.

La danzatrice Giulia Quacqueri interpreta la Pace: un personaggio che non è presente nel testo originale ma che ha inserito la regista. Inizialmente si aggira coperta di stracci per poi fiorire e danzare a fine spettacolo. Un tocco di grazia e leggerezza che non riesce a compensare il linguaggio troppo esplicito e triviale che male si accosta a questo tipo di rappresentazione. Parolacce e battute superficiali impoveriscono un testo che affronta temi importanti come la guerra, la famiglia, il ruolo della donna. Laddove era possibile parlare di sesso in modo semplice e senza differenze di genere si è preferito cedere alle battute strapparisate. Lella Costa appare come bloccata in un ruolo che le appartiene poco, benché Lisistrata sia un personaggio che incarna molti dei temi a lei cari. 

Nonostante l’ottima performance di gran parte degli attori, lo spettacolo rimane superficiale, soffocato da se stesso. Un’attualizzazione che toglie anziché aggiungere, lasciando l’amaro in bocca. 

Erna Corsi

Foto in alto: Una scena dello spettacolo – da teatrodinapoli.it

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