La poesia nel dì di domenica: di nuovo insieme ad Alda Merini

Nella sua prima opera in prosa la poeta racconta gli anni vissuti in una clinica psichiatrica tra elettroshock e piccoli spiragli.

Alda Merini è molto presente nel nostro blog, e non solo per le sue poesie. Sara Simoni, infatti, ha presentato qualche anno fa L’altra verità. Diario di una diversa, il libro, edito da Rizzoli nel 1997, in cui la poeta racconta i dieci anni trascorsi nel manicomio Paolo Pini di Milano.

«[…] In quel luogo aberrante, dove l’oscurità imperversa senza lasciare la possibilità di una via di uscita, Alda Merini riesce a trovare piccoli spiragli. Il primo è rappresentato dall’amore platonico che prova per Pierre, «ometto schivo e semplice» ricoverato nella sezione maschile del manicomio. Il secondo è il Dottor G (uno degli psichiatri dell’ospedale, Enzo Gabrici), l’unica persona a mostrarle umanità e che le risparmiò i trattamenti di elettroshock a cui si sarebbe dovuta sottoporre…»

Per questa domenica abbiamo scelto Il mio passato. L’elaborazione video che accompagna l’ascolto della poesia è curato da Debora Menichetti.

Serena Betti

Foto in alto: Alda Merini (Controsenso Magazine)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il mio passato.

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.

 

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