L’estate è cambiata. E con lei i suoi colori. È il primo anno che i boschi hanno iniziato a cambiare aspetto a ferragosto.
Il bosco intorno a noi ha perso il suo bel verde intenso e si è tinto di giallo e marrone molto presto. Non era mai capitato prima e fa un certo effetto. Anche l’anno scorso la pioggia si è fatta desiderare per molto tempo. La differenza l’ha fatta la temperatura: il termometro è rimasto a livelli alti anche di notte per molti giorni di seguito e la natura ne ha risentito parecchio. Questo mi ha fatto ricordare le parole di Stefano Mancuso, neurobiologo, insegnante di arboricoltura e scrittore, che ho ascoltato qualche tempo fa in un podcast: discutere di cambiamento climatico è molto riduttivo. Quello che sta accadendo in questi anni è un progressivo e preoccupante aumento del riscaldamento globale.
Nel giardino ci sono pochi colori perché molti boccioli si seccano prima ancora di fiorire. E l’orto ha bisogno di più attenzione: un’irrigazione più frequente e più paglia per coprire le zucche e i meloni che hanno iniziato a bruciarsi. Proteggere melanzane e peperoni non è altrettanto facile e quelli più esposti al sole a malincuore li scartiamo. Anche qualche pomodoro in verità. Comunque la salsa per l’inverno è assicurata.
Dopo la delusione dello scorso anno, quando sono comparse le prime cimici abbiamo dato un trattamento a base di olio di neem che, oltre a essere un grande aiuto contro le punture di insetti e avere proprietà antiinfiammatorie e antibatteriche, è anche un efficace antiparassitario naturale. Su consiglio di Ingrid, un’amica molto esperta di orticoltura, abbiamo preparato una miscela di acqua e olio (un cucchiaio per un litro di acqua) e l’abbiamo spruzzato sulle piante.
Dopo una settimana abbiamo ripreso la raccolta e il risultato è stato davvero buono. E penso che ricorreremo nuovamente al trattamento tra qualche giorno visto che, essendo naturale, dopo tre settimane può essere ripetuto. Stamani, infatti, ho visto che le cimici sono tornate e non ci vorrà molto tempo perché si moltiplichino: le grandi, sono sempre accoppiate. Non sono loro che mi preoccupano, in realtà, perché mi sembrano più interessate all’amore che al cibo. Ma le piccine sono molto voraci, e le “adolescenti” affamatissime.

Una raccolta impegnativa e frequente in questo periodo estivo, a cui mi dedico con una certa regolarità perché sono ghiottissima di questa verdura, è quella dei fagiolini. La varietà che piantiamo cresce su cespugli che arrivano al massimo a quaranta centimetri quindi è necessario lavorare accucciati. Da qualche anno, per non gravare troppo su schiena e ginocchia, se devo stare a terra mi muovo gattonando. Questa raccolta però richiede anche tempo e disposizione d’animo. I baccelli verdi, infatti, vanno pazientemente cercati frugando dentro le loro piante rigogliose che hanno fusti verdi ricchi di foglie a forma di cuore che, ovviamente, sono verdi… insomma, è una caccia al tesoro. I primi anni per non pensare alla fatica li contavo. Quest’anno ho trovato un modo per divertirmi giocando a nascondino perché i fagiolini vanno proprio scovati in mezzo a una piccola foresta smeraldina.
Abbiamo interrato i bulbi di zafferano. Sono triplicati dall’anno scorso quindi comincio già a pregustarne il profumo inconfondibile. A questo proposito consiglio di aggiungere alcuni pistilli di questa spezia al purè di patate: lo rendono più gustoso e gradevole anche per gli occhi.
In questi mesi sono riuscita a superare un grande ostacolo. Sono tornata nel bosco. Ho dovuto far passare del tempo prima di trovare il coraggio. La mancanza degli asini è ancora forte, ma mi sono sfidata e ho fatto una passeggiata, da sola, senza la mia compagnia ragliante.
Nel silenzio più totale, e con le orecchie attente a ogni minimo rumore o scricchiolio, sono andata a salutare il mio acero dal cuore grande che si erge solitario in mezzo a una radura e sono rimasta abbastanza a lungo abbracciata al suo tronco maestoso e accogliente.
Poi ho imboccato la stradina che porta in un posto veramente magico. È un punto particolare in cui la vegetazione è più fitta. I raggi del sole passano faticosamente attraverso i rami di alberi molto alti, soprattutto querce e faggi. E poi ci sono dei vecchi castagni, alcuni ormai secchi, nei cui tronchi si nascondono facce dalle espressioni più strane. Molti miti e fiabe raccontano che negli alberi vivono gli spiriti della natura e quando lo vidi per la prima volta non mi fu difficile pensare che quello era un posto perfetto per gli incontri notturni di elfi e gnomi. Tra l’altro c’è un anfiteatro in miniatura formato da sassi ricoperti di muschio che rende confortevoli i posti a sedere di quantə desiderano fermarsi a contemplare lo spettacolo della natura..
Mi sono seduta, come sempre, sopra un vecchio tronco secco, lunghissimo, caduto molti anni fa, e ho chiuso gli occhi. E ancora una volta ho immaginato quegli alberi prendere vita, agitare i loro rami-braccia, cambiare le espressioni sui loro volti e raccontare storie alle creature del bosco. Mi sembrava quasi di sentire le loro voci.
Queste visite mi regalano sempre un piacevolissimo senso di leggerezza che ha un effetto assai benefico sul mio umore. E quel giorno ancora di più perché, tornando, ho “visto” in lontananza Rucola e Marino su un poggio che mi salutavano. E ho sorriso.
Serena Betti
Foto di Serena Betti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

