Le magnifiche diciotto: Doris Lessing cantrice dell’esperienza femminile

Doris Lessing - Le magnifiche diciotto
La grande scrittrice ha attraversato il ‘900 raccontandone storture e ombre: «il riscatto può venire solo dal narratore che è in noi.»

Nel pantheon delle magnifiche diciotto donne Premio Nobel per la letteratura troviamo Doris Lessing. Questa scrittrice britannica fu una cantrice dell’esperienza femminile e un’osservatrice scettica della civiltà. Spirito irrequieto, interpretò lo «Zeitgeist» del ‘900 con una voce incisiva. Si definì un «contatore Geiger della cultura», per la capacità di percepire le cose in anticipo. Nonostante la sua influenza sulla letteratura femminile e sull’emancipazione, rifiutò sempre l’etichetta di «femminista.»

Infanzia e formazione: un viaggio tra continenti

Doris May Tayler nacque a Kermanshah, in Persia (oggi Iran), il 22 ottobre 1919. Suo padre, un ufficiale britannico reduce dalla Prima guerra mondiale, e sua madre, un’infermiera, si erano trasferiti in Persia per motivi di lavoro. Nel 1925, la famiglia si spostò nella Rhodesia del Sud (oggi Zimbabwe) alla ricerca del «sogno vittoriano delle terre selvagge», dove coltivarono mais, purtroppo senza successo. Questa esperienza  in Africa ispirò a Lessing molte delle sue opere.

Doris Lessing frequentò una scuola cattolica femminile, un evento che definì «sgradevole e deludente.» Lasciò la scuola a quattordici o quindici anni, e studiò da autodidatta. A Salisbury, lavorò come bambinaia. Fu lì che, leggendo libri di politica e sociologia, trovò le basi razionali per la sua opposizione alla segregazione e alla discriminazione.

La sua vita personale fu segnata da due matrimoni e altrettanti divorzi, dai quali nacquero tre figli. Nel 1949, si trasferì a Londra con il terzo figlio, Peter. Questa decisione fu «molto sofferta», poiché lasciò gli altri due in Sudafrica.

Impegno politico e sociale: una vita di battaglie

La vita di Lessing fu ricca di peripezie private e pubbliche. Fin da giovane, abbracciò ideali morali e politici. Aderì al Partito Comunista e militò tra i «leftist» antirazzisti. La scrittrice si impegnò per la causa africana, continuando la lotta anche dopo aver lasciato il Partito Comunista nel 1954/1956, a seguito della repressione ungherese. Le sue critiche al potere bianco la portarono al bando da Zimbabwe e Sudafrica nel 1956. Ci tornò solo nel 1995.

La sua coerenza politica e il carattere libero e indipendente emersero dal rifiuto dell’onorificenza Dame of the British Empire nel 1992. Lessing inviò una lettera ironica, chiedendo dove fosse l’Impero britannico. Sottolineò l’assurdità di premiare chi aveva combattuto quell’idea per decenni.

Temi e stile narrativo: un «effetto matrioska» di esperienze

Lo stile narrativo di Doris Lessing si distingue per fluidità e naturalezza. La sua scrittura ha attraversato diversi periodi: il periodo comunista (1944-1956) con temi sociali radicali; il periodo psicologico (1956-1969); e il sufismo, in particolare nella serie Canopus. Lessing trasformò lo «spirito del tempo» e la sua vita in un «riflesso della scrittura.» Le sue opere, con un «fondo autobiografico», intrecciano corpi e luoghi.

Lessing rivendicava il diritto all’affettività e a una vita più consapevole. Adottò un anti-romanticismo sui generis, descrivendo le figure materne con «spietata lucidità.» Narrò dolori inattesi, come quello per un gatto abbandonato. La passione per i gatti emerge in opere come Gatti molto speciali. Lessing sosteneva: «Scrivere non può essere uno stile di vita: la parte importante della scrittura è vivere. Devi vivere in modo tale che la tua scrittura ne emerga.»

le magnifiche diciotto
Le magnifiche diciotto Nobel per la letteratura

Le opere principali: un affresco del ‘900

L’esordio letterario di Lessing avvenne a trentuno anni con L’erba canta (The Grass Is Singing, 1950). Questo romanzo racchiude temi fondamentali della sua futura produzione, come il conflitto razziale in Africa. Tra il 1952 e il 1969, scrisse il ciclo di cinque romanzi Figli della violenza (Children of Violence), che segue le vicende di Martha Quest dall’adolescenza in Rhodesia alla mezza età, riproponendo le inquietudini di cinquant’anni di storia.

L’opera che le ha dato maggiore fama è Il taccuino d’oro (The Golden Notebook, 1962). Molti lo considerano un classico della letteratura femminista, sebbene l’autrice non amasse l’etichetta. Uscito nel 1962, «fece scalpore con la sua materia e la sua struttura narrativa rivoluzionaria.» Indaga l’inconscio e l’eros di una donna in crisi attraverso quattro taccuini, che preludono a un quinto di sintesi.

Successivamente, Lessing si immerse nella fantascienza, influenzata dal sufismo. Creò la serie Canopus in Argos: Archivi (1979-1983). Lei stessa la considerava la più importante delle sue opere. Altri romanzi visionari includono Memorie di una sopravvissuta (The Memoirs of a Survivor, 1974), un romanzo distopico ambientato in una città futura.

Per provocare gli editori, Lessing pubblicò due romanzi sotto lo pseudonimo di Jane Somers: Il diario di Jane Somers (1983) e Se gioventù sapesse (1984). Inizialmente rifiutati e stroncati, furono riconosciuti solo dopo la rivelazione della sua vera identità.

Con La brava terrorista (The Good Terrorist, 1985), Lessing tornò al realismo, con un libro che si interroga sulla società contemporanea. Altri romanzi significativi includono Il quinto figlio (The Fifth Child, 1988) e il suo seguito Ben nel mondo (Ben, in the World, 2000), che esplorano le dinamiche familiari e il dolore.

Il sogno più dolce (The Sweetest Dream, 2001) offre un affresco dell’universo progressista londinese e critica la spoliazione dell’Africa da parte dell’Occidente. La raccolta di racconti Le nonne (The Grandmothers, 2003) riassume i suoi temi ricorrenti, dall’amore all’integrazione razziale. Il suo ultimo romanzo, Alfred e Emily (2008), racconta la storia dei suoi genitori, fondendo memoir e finzione.

Il Premio Nobel e l’eredità immortale

Il Premio Nobel per la Letteratura nel 2007 fu il riconoscimento più significativo e tardivo per Doris Lessing. Le fu conferito a 88 anni, rendendola la «laureata più anziana» in letteratura. La motivazione ufficiale la riconobbe come «narratrice epica dell’esperienza femminile.» Con scetticismo, passione e potere visionario, aveva esaminato una civiltà divisa.

La sua reazione alla notizia, appresa al ritorno dalla spesa, fu iconica: «Oh Christ! I couldn’t care less.» Aggiunse di aver atteso il premio per trent’anni e di aver già vinto «tutti i dannati premi.» La sua Nobel Lecture, On Not Winning the Nobel Prize  (Sul non aver vinto il Premio Nobel), fu una «chiacchierata godibilissima.» La riportò allo Zimbabwe, e invitò a riflettere sul nostro eurocentrismo. Lessing sottolineò l’importanza di salvare il «narratore che è dentro ciascuno di noi.»

Lessing ricevette molti altri prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Somerset Maugham Award (1954), il Prix Médicis étranger (1976), l’Österreichischer Staatspreis für Europäische Literatur (1981), il Premio Grinzane Cavour (1989, 2001) e il Premio Príncipe de Asturias (2001). Fu anche Membro dell’Ordine dei Compagni d’Onore nel 1999 e ricevette l’Ordine di Mapungubwe in Oro dal Sudafrica nel 2008.

Doris Lessing morì a Londra il 17 novembre 2013, a novantaquattro anni. La sua eredità letteraria risuona ancora, con una voce profonda e acuta che rimane «più attuale e viva che mai.» La sua scrittura testimonia il potere della letteratura nell’affrontare le «storture e le ombre» della storia umana e ricorda che il «riscatto può venire solo dal narratore che è in noi.»

Come una bussola che, pur indicando il nord, non smette mai di sussurrare delle variazioni magnetiche del campo terrestre, Doris Lessing ha guidato i suoi lettori attraverso le tempeste del ventesimo secolo, rivelando le «zone d’ombra» della civiltà. Non per condannare, ma per illuminare la complessità inestricabile dell’esperienza umana.

Cinzia Inguanta

Foto in alto: Doris Lessing da Wikimedia Commons

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1 commento su “Le magnifiche diciotto: Doris Lessing cantrice dell’esperienza femminile”

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