Le magnifiche diciotto: Elfriede Jelinek, voce corrosiva della letteratura

Elfriede Jelinek - le magnifiche diciotto - l'altro femminile
Dal Premio Nobel alla provocazione: la scrittrice che con i suoi testi scuote la società e la sua coscienza.

Elfriede Jelinek, la decima delle nostre magnifiche diciotto, è una figura inconfondibile nel panorama della letteratura mondiale. Nata in Stiria nel 1946, questa scrittrice, drammaturga e traduttrice austriaca ha ricevuto il prestigioso Premio Nobel per la Letteratura nel 2004. Il comitato del Nobel l’ha premiata per il suo «flusso musicale di voci e controvoci», riconoscendo come i suoi testi «rivelino l’assurdità dei cliché sociali e il loro potere soggiogante.» Jelinek stessa si definisce un’identità «viennese, ebrea, slava», collocandosi volutamente ai margini. E proprio da qui lancia la sua voce corrosiva e controcorrente.

Infanzia e formazione: le radici di una ribellione

Elfriede Jelinek è cresciuta a Vienna in una famiglia borghese, plasmata da dinamiche complesse. La madre, Olga Ilona, era una figura «eccezionalmente forte» e autoritaria. Il padre, Friedrich, un chimico ebreo, si salvò dalle persecuzioni naziste grazie al suo lavoro in un’industria bellica.

La madre impose alla Premio Nobel un’educazione musicale rigorosa fin da piccola. Jelinek studiò  pianoforte, violino e organo. Nel 1971, si diplomò come organista al Conservatorio di Vienna. Parallelamente, frequentò corsi di storia dell’arte e teatro all’Università di Vienna, ma fu costretta a interrompere gli studi a causa di disturbi nervosi. A diciotto anni, una crisi acuta di agorafobia la costrinse a un lungo isolamento nella casa dei genitori. Fu proprio durante questo periodo forzato che si dedicò con intensità alla lettura e coltivò la sua nascente passione per la scrittura. Nel 1967 il suo debutto letterario con la pubblicazione di poesie e romanzi, tra cui Lisas Schatten.

L’impegno politico e sociale: una penna contro il potere

Jelinek si avvicinò ai movimenti contestatari del ‘68, e nel 1974 aderì al Partito Comunista Austriaco (KPÖ), per poi lasciarlo nel 1991. La sua posizione politica è indissolubilmente legata al suo femminismo radicale. Scrive instancabilmente contro i malcostumi politici e sociali dell’Austria. Infatti, giudicava il suo Paese «arretrato e impregnato del passato nazista» e lo accusò apertamente di razzismo, xenofobia e antisemitismo.

La scrittrice nutre un «odio aspro e reciproco» verso l’Austria, denunciando apertamente le complicità con il nazismo in opere come Burgtheater. Sottolinea con forza l’ipocrisia di una memoria storica negata. Le sue opere sono «provocazioni permanenti» che hanno come scopo principale la critica alla società capitalista e al suo sfruttamento, denunciando la persistenza del passato fascista e l’oppressione sistemica delle donne.

Temi e stile letterario: il linguaggio come arma

Lo stile di Jelinek è inconfondibile: provocatorio, innovativo e spesso difficile da tradurre. Utilizza un «diluvio verbale» e «metafore taglienti», con una scrittura che si evolve da forme sperimentali a un realismo satirico. La critica universitaria la accosta alla letteratura postmoderna per la sua capacità di mescolare diversi registri, dal noir alla satira, con chiare influenze dall’avanguardia, dall’espressionismo e dal surrealismo.

La musicalità è un elemento chiave del suo linguaggio, frutto diretto della sua formazione in conservatorio. L’autrice stessa afferma che «la musica ha un’importanza rilevante nelle sue costruzioni» e usa le parole quasi come note in una composizione per rivelare il carattere ideologico del linguaggio stesso.

I temi prevalenti nelle sue opere includono la sessualità femminile e l’abuso, esplorano la rivalità tra i sessi e le dinamiche di potere. Analizza la violenza contro le donne e destruttura la retorica pornografica maschile, denunciando la mercificazione dell’individuo nel capitalismo. I suoi testi, seppur intrisi di tragicità, sanno essere ilari attraverso la ripetizione, e sottolineano come, per lei, il narrare sia «sempre atto politico.»

le magnifiche diciotto
Le magnifiche diciotto Nobel per la letteratura

Opere principali: pietre miliari di una carriera audace

Tra i suoi primi romanzi, Wir sind lockvögel baby! (1970) accusa il folklore di veicolare una «nauseabonda ideologia.» Le amanti (1975) è una satira marxista-femminista che denuncia come le donne siano costrette al matrimonio e subiscano persecuzioni. Con Gli esclusi (1981), Elfriede Jelinek introduce una struttura narrativa più convenzionale, ritraendo giovani criminali in una società che nasconde il suo passato nazista.

La pianista (1983) è il suo romanzo più venduto e noto. Considerato in parte autobiografico, esplora la vita di Erika Kohut e il suo complesso rapporto con la madre. Dal libro è stato tratto un film di successo nel 2001, diretto da Michael Haneke. Lust (1989), uno dei suoi lavori più discussi, è una cruda e spietata esplorazione del desiderio, usata dalla scrittrice per scardinare il programma ideologico delle società umane.

Nel teatro, l’autrice sperimenta un linguaggio post-drammatico, con opere che rappresentano vere sfide per registi e attori. Spesso ricorre al coro, dove la parola stessa è protagonista. Per esempio, in Ein Sportstück (1998), Jelinek esplora la violenza e l’esaltazione del corpo maschile nello sport. Questa opera, pur affrontando temi complessi, mostra come il suo lavoro sia «allo stesso tempo puramente teatrale.»

Il Premio Nobel e le controversie: riconoscimento e resistenza

L’assegnazione del Premio Nobel nel 2004 fu «del tutto inattesa» e suscitò molte controversie nel mondo letterario. Alcuni critici hanno aspramente criticato l’eccesso di odio e il risentimento percepito nei suoi testi. Knut Ahnlund, membro dell’Accademia Svedese, si dimise in protesta, definendo l’opera di Jelinek «pornografia» e una «massa di testo raffazzonata.»

Elfriede Jelinek stessa espresse sentimenti contrastanti, sentendosi «confusa» ed «esterrefatta» e ritenendo Peter Handke (che lo avrebbe vinto anni dopo) più degno del premio. A causa della sua agorafobia, non ritirò il premio di persona, inviando un video-messaggio con il suo discorso. Nonostante le polemiche, il premio ha avuto l’indubbio merito di moltiplicare le traduzioni delle sue opere in tutto il mondo.

Eredità e riconoscimenti

Elfriede Jelinek ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti nel corso della sua carriera. Tra questi spiccano il Roswitha nel 1978, l’Heinrich Böll nel 1986 e il Georg Büchner nel 1998. Il Premio Franz Kafka nel 2004 ha preceduto di poco l’assegnazione del Nobel.

La sua opera non è stata molto conosciuta nei paesi anglosassoni per molto tempo, ma sta gradualmente guadagnando maggiore attenzione. In Italia, la sua notorietà è dovuta soprattutto ai romanzi e al successo del film La pianista. I suoi testi teatrali sono arrivati più tardi, rimanendo in un circuito più limitato.

Jelinek è stata anche una pioniera digitale. Creò il suo sito web nel 1996 e rese disponibili gratuitamente molti dei suoi testi online. Dal 2004 esiste un Centro di ricerca “Elfriede Jelinek” a Vienna, a testimonianza dell’importanza del suo lavoro. La sua scrittura continua a essere una voce potente che pone «domande inquietanti e urgenti sulla contemporaneità» e che sfida costantemente il lettore a confrontarsi con le scomode verità della società.

Cinzia Inguanta

Foto in alto: Elfriede Jelinek, di Schroewig, licenza Creative Commons

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *