“Un libro e …” – F***ing Sakura, un graphic novel di Giulio Macaione

F***ing Sakura
Un graphic novel e un film ambientati in Giappone, un luogo di scoperta e cambiamento per i protagonisti in cerca di loro stessi.

Per questo venerdì vi propongo F***ing Sakura, il graphic novel firmato da Giulio Macaione. Pubblicato originariamente in due volumi da Panini Comics nel 2020, è stato successivamente raccolto in un’edizione unica in formato webtoon nel 2023. Si tratta di un’opera che unisce viaggio, introspezione e cultura pop per raccontare non solo la fine di una relazione, ma anche la rinascita di due persone che imparano a ritrovarsi, ciascuno a modo proprio.

La storia si svolge in un Giappone vivido e reale, e ha per protagonisti, due giovani insieme da anni ma ormai in crisi. È durante il volo verso Tokyo che decidono di lasciarsi, segnando l’inizio di un viaggio che li vedrà affrontare la solitudine, la scoperta e la crescita personale. José è un nerd entusiasta, appassionato di anime e videogiochi, mentre Cloe, influencer sempre connessa al suo smartphone, non aveva mai davvero desiderato questa vacanza in Giappone. È da queste premesse che prende vita F***ing Sakura.

Giulio Macaione è oggi una delle firme più originali e riconoscibili del fumetto italiano contemporaneo. Seguo con grande interesse il suo lavoro fin dagli esordi e nutro una profonda stima per la sua sensibilità artistica e narrativa, senza dubbio è uno dei miei autori del cuore. In F***ing Sakura, il suo stile si conferma pulito e dinamico. Le linee nette e precise danno vita a personaggi espressivi, immediatamente riconoscibili, capaci di comunicare anche nei silenzi. Le tavole, costruite con una forte impronta cinematografica, alternano primi piani intensi a panorami suggestivi che restituiscono tutto il fascino del Giappone, tra frenesia urbana e quiete naturale.

Le atmosfere visive si trasformano seguendo i luoghi attraversati dai protagonisti. Tokyo viene restituita con tinte vivaci e ritmi pop, mentre nei paesaggi naturali (come il suggestivo santuario di Fushimi Inari) prevalgono tonalità più rarefatte. I colori, curati con sapienza da Laura Guglielmo, giocano un ruolo narrativo centrale. A ciascun personaggio è associata una palette cromatica che ne riflette emozioni e percorso interiore: rosa per Cloe, azzurro per José. Le citazioni alla cultura pop giapponese (anime, manga, videogiochi) sono inserite con naturalezza, senza mai suonare gratuite o invadenti, arricchendo invece il racconto con autenticità.

I luoghi non fanno solo da sfondo, il Giappone si impone come un vero e proprio terzo protagonista della storia. Dai vicoli di Tokyo ai tramonti infuocati, dai ciliegi in fiore agli interni tradizionali, ogni elemento visivo è trattato con grande attenzione e ricchezza di dettagli. Abiti, cibi, architetture e atmosfere contribuiscono a costruire un’esperienza immersiva, che trascina il lettore nel cuore del viaggio, rendendolo partecipe e coinvolto.

Dal momento in cui Cloe e José si separano e intraprendono i rispettivi viaggi in solitaria, il racconto ci offre l’occasione di conoscerli più da vicino, svelando a poco a poco i loro veri caratteri. È soprattutto Cloe, inizialmente diffidente e distaccata, a lasciarsi sorprendere dal Giappone. La sua apertura graduale verso questo mondo nuovo la porta a godersi il viaggio per sé stessa, senza il bisogno di filtrarne ogni istante attraverso i social. José, al contrario, si ritrova nel luogo che ha sempre sognato, un Giappone dove si «si alternano caos e quieta, rumore e silenzio, cemento e natura», ma non riesce a sentirsi davvero parte di ciò che lo circonda. Per lui, più che i paesaggi, è la compagnia a dare senso al cammino: non sono i luoghi a farlo sentire a casa, ma le persone con cui li attraversa.

Insieme al graphic novel di Giulio Macaione, vi propongo Lost in Translation, il celebre film di Sofia Coppola del 2003 (disponibile in streaming su NowTV). Al centro della storia ci sono due anime smarrite che si incontrano a Tokyo, entrambe attraversate da un profondo senso di vuoto e disorientamento. Un forte richiamo allo smarrimento interiore di José e Cloe, in viaggio attraverso il Giappone ma, soprattutto, dentro sé stessi.

Nella pellicola di Sofia Coppola i protagonisti sono Bob e Charlotte, interpretati rispettivamente da Bill Murray e Scarlett Johansson. Un attore americano in declino e una giovane donna che si incontrano per caso in un hotel di lusso. Entrambi si sentono fuori posto nella frenesia della metropoli giapponese. Tra passeggiate notturne, conversazioni intime e silenzi condivisi, nasce tra loro un legame profondo e sospeso, fatto di comprensione reciproca e malinconia.

Il film ha ricevuto quattro nomination agli Oscar, vincendo quello per la miglior sceneggiatura originale, firmata da Sofia Coppola. La scrittura ha richiesto circa sei mesi di lavoro. E, fin dall’inizio la regista aveva in mente Bill Murray per il ruolo di Bob, costruendo il personaggio attorno alla sua sensibilità attoriale.

L’atmosfera di Lost in Translation è più rarefatta e malinconica rispetto a quella di F***ing Sakura. Sofia Coppola costruisce ambienti ovattati, immersi in luci soffuse e silenzi carichi di significato. Le sequenze notturne, spesso accompagnate da una colonna sonora eterea, contribuiscono a creare un senso di intimità sospesa e di nostalgia che avvolge i due protagonisti. Buona visione e buon fine settimana!

Sara Simoni

Foto in alto: illustrazione da F***ing Sakura

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